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Buoni fruttiferi postali: ma conviene veramente investire i soldi?

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Quando si parla di investimenti, la differenza tra un affare e un pacco può talvolta essere sottile: se poi di mezzo c’è la Posta la battuta ci sarà sicuramente perdonata. Oggi parliamo dei Buoni Fruttiferi Postali (di cui abbiamo già scritto in una guida apposita) che in questa prima fase del 2016 stanno facendo molto discutere gli appassionati anche grazie all’imponente campagna televisiva messa in atto dalle Poste.

La guida indicata riassume schematicamente le condizioni, quindi non ritorneremo su questa pagina a spiegare tutte le caratteristiche dei vari tipi di buoni postali. Ci concentreremo, piuttosto, su una domanda che può apparire piuttosto scontata ma che, forse, non lo è: convieneveramente investire alla Posta?

Buoni Fruttiferi Postali come investimenti sicuri

Di questi tempi, vista la situazione delle banche a rischio bail-in, sono tanti i risparmiatori che cercano di orientarsi verso forme di investimento del risparmio in qualche modo sicure. Poste Italiane rappresentano, dunque, un lido in qualche modo affidabile, se non altro perché i BFP sono garantiti dallo Stato Italiano e godono di una tassazione agevolata al 12,50%. In questo momento, nonostante l’enorme debito pubblico, è piuttosto difficile ipotizzare un fallimento del nostro Paese: se ciò accadesse, oltre ai risparmi dovremmo fare attenzione a non perdere anche mutande e calzini.

Tornando seri, dunque, appare evidente che i Buoni Fruttiferi Postali, volendo fare un ragionamento molto elementare, sono un investimento che si può definire sicuro.

Però, c’è sempre un però…

Chi ha letto la nostra guida su come gestire i risparmi, sa benissimo una cosa: prima di investire bisogna chiedersi il perché. Dare dei soldi a qualcuno, anche volendosi affidare a forme di accantonamento sicure e non rischiose, deve avere un senso. Nel caso di strumenti finanziari come i BFP il senso è quello di proteggersi dall’inflazione ed evitare che il proprio denaro si svaluti. Se dovete portare i soldi alla Posta per un obiettivo da questo, vi conviene tenerli sotto la mattonella: scusate la banalità ma è così.

Basta andare in un ufficio postale e vedere le code di persone che depositano senza nemmeno leggere le condizioni: chi scrive ha assistito ad una scena tragicomica qualche settimana fa a Torino ed è rimasto allibito. Accade tutti i giorni, probabilmente è accaduto anche a chi ha acquista obbligazioni subordinate presso le banche oggi oggetto del decreto del governo Renzi. Con questo non vogliamo dire che Poste Italiane truffa la gente, anzi, sulla serietà dell’azienda non si discute: il nostro interesse è quello di indirizzare i risparmiatori verso un ragionamento mirato.

Occorre leggere di striscio i tassi di interesse dei principali prodotti per rendersi conto di quanto siano bassi, considerando comunque il tempo di vacche magre che il settore sta vivendo a causa del quantitative easing. I BFP ordinari, per esempio, rendono lo 0,15% per i primi tre anni (0,15% lordo vuol dire 0,132% netto) e arrivano appena all’1% dopo circa 10 anni. Va un po’ meglio per i BFP Europa che promettono un minimo dello 0,40% ed una parte variabile che, abbiamo spiegato nella guida, difficilmente viene corrisposta sempre. Considerando che nel 2015 l’inflazione è cresciuta appena dello 0,1% e che negli altri anni è stata addirittura negativa, potrebbero farvi credere che conviene valutare investimenti di questo tipo.

In realtà non è così perché il pezzo forte dei Buoni Fruttiferi Postali è dato, di solito, dal rendimento crescente nel lungo periodo: ad oggi è difficile prevedere che l’inflazione resterà così bassa per i prossimi anni, complice anche il quantitative easing che ha tra i suoi obiettivi, oltre che di dare una spintarella al mercato degli immobili e dei mutui, anche quello di far ripartire l’inflazione. Visti i rendimenti illustrati sinteticamente, è molto probabile trovarsi tra qualche anno ad avere in mano un prodotto che rende meno dell’inflazione.
Guida ai BFP

E allora non dobbiamo comprare Buoni Fruttiferi Postali?

Gran parte di quelli che vi vengono proposti è meglio che li evitiate. Se volete conservare i soldi per un’ottica di lungo periodo, ha senso investire nei BFP indicizzati all’inflazione italiana. Non avrete rendimenti da capogiro ma rappresentano l’unica formula in grado, ad oggi, di garantire effettivamente una parziale tutela nei confronti dell’inflazione.

In alternativa, nell’attesa che il mercato dei “risparmi sicuri” possa garantire interessi più corposi, bloccate la liquidità in un conto deposito per un breve periodo, così da poterla riavere a breve quando la situazione si sarà delineata meglio.
Non sai come investire i risparmi in maniera sicura? Scarica la guida completa di Affari Miei!

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