Che cos’è l’azione surrogatoria disciplinata dall’articolo 2900 del codice civile italiano? In cosa si differenzia da quella revocatoria prevista dall’articolo 2901 e seguenti? In questo post, facente parte del nostro spazio dedicato al diritto privato, cercheremo di affrontare l’argomento che si inquadra nell’ambito del tema della responsabilità patrimoniale e, in particolare, nel capo V del libro VI del codice dedicato alla tutela dei diritti.
L’azione surrogatoria e l’azione revocatoria si possono spiegare partendo dal principio secondo cui il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri: concetto, questo, che viene sancito dall’articolo 2740del codice civile incentrato sulla responsabilità patrimoniale. Il creditore, quindi, ha interesse sia a ricevere il pagamento ma soprattutto a che il suo debitore eviti di trasferire ad altri i beni del suo patrimonio, depauperandolo, ed a fare in modo che quest’ultimo eserciti tutte le azioni che gli spettino per tutelare il patrimonio, cioè che in pratica si adoperi per riscuotere ad esempio dei crediti che vanta nei confronti di terzi.
Azione Surrogatoria: in cosa consiste nel concreto?
Il debitore, per inerzia o per altri motivi, potrebbe non adoperarsi al meglio per salvaguardare il suo patrimonio trascurandolo. Potrebbe, ad esempio, non esercitare le azioni che gli spettano nei confronti dei terzi e, quindi, danneggiare i creditori che vedrebbero ridursi la base da aggredire in caso di mancato pagamento. Ciò, tecnicamente, rappresenta un indebolimento del credito che ha una forza fintanto che dall’altra parte ci sia qualcuno che sia in condizione di poter pagare. Per questo motivo, dunque, la legge prevede all’articolo 2900 del codice civile l’azione surrogatoria.
Il creditore, per salvaguardare i propri affari ed in particolare il proprio credito, può esercitare le azioni ed i diritti che spettano al proprio debitore nei confronti dei terzi e far valere i diritti a contenuto patrimoniali. Non sono esercitabili, però, azioni a contenuto non patrimoniale oppure diritti o azioni che, per la loro stessa natura o in base a quanto espressamente disposto dalla legge, possono essere esercitati soltanto dal titolare. I principali autori della dottrina ritengono che l’azione surrogatoria abbia una funzione conservativo-cautelare perché serve, sostanzialmente, ad assicurarsi che il patrimonio del debitore sia consistente ed idoneo a soddisfare i creditori.
Azione Revocatoria: come funziona?
Passiamo ora agli articoli articolo 2901 e seguenti che parlano dell’azione revocatoria. Il debitore potrebbe trasferire ad altri il suo patrimonio, al fine di ridurlo volutamente e danneggiare così i creditori ai quali verrebbe a mancare una base da cui attingere. Per esempio Tizio è debitore verso Caio e, per non pagare, decide di donare a Sempronio il suo unico appartamento così da sottrarlo all’esecuzione forzata. L’azione revocatoria interviene in contesti come questo ed ha lo scopo di permettere al giudice di dichiarare inefficaci atti che vadano in questo senso.
L’azione revocatoria, tuttavia, non si può esercitare sempre perché sono necessari due requisiti:
- eventus damni, cioè il pregiudizio concreto e tangibile che viene ad arrecarsi nei confronti del creditore;
- consilium fraudis, cioè conoscenza e consapevolezza da parte del debitore del fatto che sta mettendo in essere un atto dal carattere pregiudizievole.
L’azione revocatoria, infine, si può proporre anche nell’ipotesi in cui l’atto da revocare sia stato posto in essere ancor prima che sorgesse l’obbligazione da cui deriva il credito. In pratica il debitore, sapendo che avrebbe stipulato un successivo accordo che l’avrebbe esposto, ha ben pensato di liberarsi già dei beni del suo patrimonio svendendoli oppure donandoli fittiziamente: in questo caso, però, bisogna appunto dimostrare che il debitore abbia fatto tutto in maniera consapevole e preordinata e che anche il terzo, se ha acquistato a titolo oneroso, fosse comunque a conoscenza del disegno del debitore.