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Vivere e lavorare in Thailandia: burocrazia e costo della vita, trasferirsi è la scelta giusta?

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Trovare lavoro in Italia sembra davvero difficile. Sebbene spesso si senta parlare di ripresa economica, sul piano concreto i risultati sono insoddisfacenti: disoccupazione, licenziamenti, contratti di lavoro atipici ed occasionali e stipendi bassi sono alla base di sentimenti come la frustrazione e il desiderio di partire. Partire e andare dove? Magari in una meta esotica come la Thailandia, dove ricominciare da capo e trovare finalmente la gratificazione lavorativa e personale che il nostro Paese non ci offre da tempo. Prima di fare le valigie, però, conviene sempre riflettere sul proprio progetto: quali sono i passi burocratici per trasferirsi in Thailandia? Quali opportunità ci sono? Qual è il costo della vita?

Da sempre questo bellissimo Paese viene dipinto come un luogo tratteggiato da metropoli immerse nei tropici e circondate da bianche spiagge e un mare caraibico, dove il costo della vita è quasi nullo. Ma è davvero così? In questo articolo vi offriamo una breve guida proprio su questi temi e cercheremo di capire se vivere e lavorare in Thailandia può essere la giusta exit strategy per chi si è rotto le scatole dell'Italia e vuole cambiare vita.

Trasferirsi in Thailandia: burocrazia per soggiorni temporanei

Se state pensando in maniera concreta o anche soltanto in via ipotetica di trasferirvi in questo luogo esotico, allora vi starete di certo domandando come fare con i visti e i permessi. In questo paragrafo trovate tutto quello che dovete sapere per andare a vivere in Thailandia, nota anche come la Terra del Sorriso. Prima di lasciare il proprio luogo natio conviene sempre cercare di mantenere i piedi ben saldi alla realtà e immaginare tutti gli scenari che si potranno incontrare: la meta che stiamo considerando è molto diversa dall’Italia sia per il clima e i paesaggi che per la cultura e le abitudini degli abitanti. 
Trasferirsi in Thailandia

Se davvero siete decisi dovete considerare il modo per trasferirvici in maniera definitiva, poiché l’unico modo per restarvi è lavorare (oppure sposarsi con un cittadino). Altrimenti le permanenze saranno temporanee: per fini turistici è possibile arrivare in Thailandia utilizzando il visto all'arrivo (Voa), un documento che permette di soggiornare per un periodo di 30 giorni senza richiedere altre pratiche e portare a termine altri iter burocratici che potrebbero scoraggiare il turista o fargli perdere tempo. Tale visto può essere prorogato per altri sette giorni presso l'Ufficio di Immigrazione. Chi invece rimane nella Terra del Sorriso per un periodo superiore a quello stabilito dal Visto, al momento dell’uscita dal paese dovrà pagare, presso la Polizia di Frontiera, una penale di 500 baht per ogni giorno in eccesso. Il limite è fissato ai 20,000 Baht altrimenti si rischia l'arresto. Qualora si decidesse invece di rimanere per più di un mese, è necessario richiedere un visto turistico della durata di 60 giorni: questo documento viene rilasciato dall'Ambasciata Thailandese e può essere prorogato per un mese in più recandosi presso l'ufficio di immigrazione e previo pagamento di una tassa pari a 1.900 bath. Se il vostro intento è restare per più di 3 mesi, allora è necessario uscire dalla Thailandia e rientrare in seguito (trucchetto usato da molti turisti e persone che non sono riusciti a ottenere documenti di permanenza maggiore). Questi visti elencati sinora sono quindi temporanei e dunque non premettono di lavorare o aprire un'attività: per fare questo il visto va convertito con un documento Non Immigrant presso l'Ufficio Immigrazione.

Trasferirsi in Thailandia: burocrazia per il visto Non Immigrant

Il visto non Immigrant è rivolto a coloro che desiderano rimanere in Thailandia per più di 60 giorni. Questo documento ha durata di 90 giorni, tuttavia è prorogabile fino ad un anno e viene rilasciato a chi si trasferisce in Thailandia per lavoro. Il Non Immigrant si distingue in più categorie, le più comuni sono quelle di tipo B, BA e O. Chi ha in mente di lavorare in Thailandia ha bisogno di un permesso di lavoro, dunque deve richiedere il Visto Non Immigrant di categoria B, il quale permette di recarsi in questo Paese con un permesso di soggiorno della durata di 3 mesi, al termine dei quali è necessario attraversare una qualsiasi frontiera, per poi rientrare in Thailandia e prorogare l'ingresso per altri 3 mesi. Dunque, questo visto serve come “base” per iniziare ad arrivare alla meta, dove poi bisognerà provvedere a ottenere un permesso più duraturo, onde evitare di dover uscire e rientrare. Se volete lavorare in Thailandia evitando di dover richiedere moduli e documenti dopo l’arrivo (come nel caso del modello di Visto B) serve fare domanda per il Visto categoria BA, il quale permette l'estensione prima dell'arrivo della persona designata al lavoro: viene emesso dall'Ambasciata o dal Consolato secondo le leggi dell'Immigrazione. Infine, vi è l’ultimo tipo di visto, ossia quello di categoria O, il quale viene richiesto normalmente dai familiari dei cittadini stranieri che svolgono attività in Thailandia, da cittadini stranieri sposati con cittadini del luogo, da cittadini stranieri aventi un genitore thai e da cittadini stranieri in pensione intenzionati a vivere in Thailandia: infatti tale visto viene concesso anche ai pensionati over 50, per cui la durata è di 3 mesi. In questo caso viene rilasciato per una sola entrata, durante la quale bisogna richiedere il permesso di soggiorno annuale negli uffici di immigrazione in Thailandia.

Aprire un’attività in Thailandia e ottenere la cittadinanza

Chi invece ha come obiettivo quello di aprire un’attività in Thailandia, deve sapere che per poterlo fare è necessario creare una società che rispetti i minimi salariali del paese di provenienza. In questo caso viene rilasciato un visto Business, per ottenere il quale è però necessaria un’altra condizione, ossia investire almeno 50000 baht. In ogni caso dovete informarvi anche sui lavori che sono proibiti agli stranieri che non abbiano ottenuto la cittadinanza Thailandese, pena anche la prigione. Tra questi lavori troviamo il lavoro manuale e di muratura, l'allevamento di animali, le attività di carpenteria o altri lavori di costruzione, il lavoro del legno per creare sculture, l’attività di autista di qualsiasi mezzo meccanico (escluso il lavoro di pilota di aereo internazionale). Sono vietati ai non cittadini il lavoro di commesso, di barbiere, parrucchiere o trattamenti di bellezza ecc, e la lista continua quindi occhio a quale attività avete intenzione di aprire in Thailandia. 

Come fare per ottenere la cittadinanza e poter avviare l’attività che si desidera? Per poterlo fare è necessario aver lavorato e vissuto in Thailandia per un periodo continuativo non inferiore a 5 anni, oltre a parlare la lingua del posto. Per poter sottoscrivere la richiesta e diventare cittadino il richiedente deve aver ricevuto l’estensione annuale del visto o dei visti successivi Non Immigrant per almeno tre volte consecutive, inoltre bisogna compilare un apposito modulo e fornire una lista di documenti alla Criminal Investigation Division Group. A queste condizioni può esservi rilasciata la cittadinanza, insieme ad un documento di residenza simile alla nostra Carta di Identità.

Costo della vita in Thailandia

Dopo aver effettuato questa analisi sulle condizioni per potersi trasferire in Thailandia passiamo ad affrontare un altro tema molto caro a chi sta pensando di lasciare l’Italia: quanto costa vivere in Thailandia? In realtà è impossibile dare una risposta precisa, tuttavia in linea di massima vivere nella Terra del Sorriso costa tra i 500 e i 1.500 euro al mese a persona. Naturalmente vivere in una città come Bangkok costa molto di più che vivere a Chiang Mai (più piccola della capitale). Invece vivere in una cittadina di provincia come Tak porta ad una netta riduzione dei costi. 

Per entrare più nel dettaglio facciamo un esempio di spese che si devono sostenere a Bangkok, anche se è la città più cara. Qui con 150-300 euro è possibile affittare un monolocale dignitoso, le cui dimensioni rapportate al prezzo cambieranno a seconda della centralità o della collocazione in periferia del locale stesso. Per quanto riguarda i pasti, un piatto veloce alle bancarelle può costare da 1 a 3 euro, mentre i ristoranti in centro possono costare intorno ai 5-12 euro, fino a 30 euro nei ristoranti più chic. La spesa conviene farla al mercato invece che al supermercato, in quanto i prezzi sono più bassi. Invece, per quanto riguarda i trasporti, è possibile evitare di avere l’automobile in quanto i trasporti non sono troppo costosi. Il taxi costa pochi euro (1 euro per più di 30 km) e gli autobus servono bene le cittadine. Esiste una rete di traghetti e un servizio di metropolitana che costano circa 1 euro a viaggio. Anche spostarsi da una città all’altra con treni, pullman e anche aerei low cost è molto conveniente. Infine ecco l’ultimo tema da valutare quando si organizza un trasferimento: l’assicurazione sanitaria. Questa va stipulata da ogni soggetto e il premio annuale che dovrete corrispondere corrisponde a di 250-1000 euro (ad esempio gli anziani devono pagare un’assicurazione più alta che una persona di 30 anni).

Chiudiamo questo paragrafo ricordandovi che lo stile di vita "italiano" o comunque occidentale potrebbe spesso non coincidere con quello del posto e, pertanto, cose che qui costano tanto potrebbero costare poco altrove o, viceversa, servizi che qui consideriamo come "normali" potrebbero costare tanto. Vivere all'esteroè prima di tutto una scelta di vita: se andate così lontano cercate comunque alla lunga di adeguarvi e non limitarvi a riprodurre le medesime abitudini di casa vostra.

Conclusioni: trasferirsi in Thailandia conviene?

Rispetto all’Italia la vita nella Terra dei Sorrisi ha un costo minore tuttavia la leggenda che narra che in questo luogo sia possibile vivere con pochissimi euro non è vera: difficilmente si può vivere dignitosamente a Bangkok o nelle altre cittadine più grandi con meno di 500-600 euro al mese (6000-7500 annui), specie se si vuole continuare a mantenere uno stile di vita "europeo". 

Inoltre, come specificato in apertura, vi sono delle differenze culturali e delle situazioni politico sociali di cui non siamo a conoscenza: se ce lo si può permettere è meglio provare a vivere temporaneamente in questo luogo, approfittando dei viti turistici, così da capire cosa significa vivere in questo Paese, quanto costa la vita e se è davvero la decisione che fa per voi. Anche se state per andare in pensione e state programmando un futuro da pensionati, potrebbe non sempre essere la scelta giusta, specie se cercate tranquillità e possibilità di relax. Se, invece, siete nel pieno dell'età e volete mettervi in proprio, a maggior ragione vi conviene prendere cognizione della nuova realtà prima di calarvici definitivamente.

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