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My Enel: cos’è e come funziona

Che cos’è My Enel? Come funziona? Se si è clienti Enel Energia o Enel Servizio Elettrico, quindi sia mercato libero che mercato di maggior tutela, si ha il diritto di accedere al portale myenel.com per i servizi luce e gas. Niente paura, non è niente di trascendentale che vi farà perdere il sonno: siamo di fronte all’area riservata con la quale si può accedere al proprio profilo utente, come ormai accade anche con la telefonia o con gli altri gestori.

Essa serve essenzialmente a permettere una comoda gestione da casa della propria situazione contrattuale e permette ai clienti di monitorare quotidianamente gli aspetti della fornitura di energia elettrica o gas che lo riguardano più da vicino.

Come registrarsi su Myenel.com

Per registrarsi è molto semplice, basta cliccare qui e compilare il form. Occorre un indirizzo e-mail valido, bisogna inserire una password e riempire lo spazio riservato all’anagrafica. Successivamente si potrà effettuare il login sulla scorta delle informazioni che riceverete via mail.

Come funziona My Enel

Se si fa parte del mercato di maggior tutela e si è clienti Enel Servizio Elettrico, si può accedere per leggere le condizioni generali di contratto e/o modificare i dati relativi alla propria anagrafica oltre che per effettuare l’autolettura.
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Che cos'è My Enel
Immagine tratta dal sito di Enel
Se, invece, si è clienti Enel Energia e si fa parte del mercato libero, l’area riservata per i clienti appare più articolata: ci sono due schede riservate, rispettivamente, al gas o alla luce. Cliccando è possibile leggere l’archivio delle bollette e modificare i dati anagrafici. Inoltre, poi, si può compilare l’autolettura, chiedere la rateazione delle bollette, personalizzare la fornitura, iscriversi ad Enel Premia ed acquistare Enel Mia.
Letture consigliate: Come risparmiare energia elettrica in casa - Voltura e subentro Enel: guida completa - Come stipulare un nuovo contratto con Enel - Conviene la tariffa Bioraria Enel?

Perché iscriversi a My Enel?

Se si è clienti Enel può risultare molto utile iscriversi all’area riservata, così da avere costantemente a portata di click la situazione relativa ai consumi della propria abitazione. Questo permette di evitare sorprese in bolletta e di ridurre anche l’invio delle fatture cartacee che, molto spesso, finiscono nel cestino poco dopo. Per noi di Affari Miei che siamo consumatori accorti ed attenti risparmiatori, si tratta di un servizio decisamente importante che consente di tenere sott’occhio le spese mensili e pianificare al meglio la gestione della propria situazione finanziaria personale.
Per approfondire con le offerte luce e gas migliori, vi invitiamo a visitare l'apposito spazio del blog dedicato all'argomento! Troverete recensioni e consigli pratici sulle principali tariffe praticate dagli operatori sul mercato italiano.

Come vedere film gratis legalmente: migliori siti per guardare film online

Cosa c'è di meglio di tornare a casa e guardare un film? Magari uno di quelli usciti da poco al cinema o al contrario un film d'epoca, uno di quelli indimenticabili. Purtroppo però, spesso in televisione non si trova nulla di tutto ciò e le videoteche non esistono praticamente più. Come fare, allora, per vedere film gratis? Rinunciare? Assolutamente no! Anche in questo caso internet ci viene incontro e ci permette di passare la nostra serata proprio come avevamo desiderato. Esistono, infatti, dei siti internet in cui è possibile guardare film in streaming in maniera completamente legale. Non sarà necessario scaricare niente e, soprattutto, non verrete attaccati da insistenti virus informatici.

Affari Mieiè assolutamente contro la pirateria ed è per la difesa del diritto d'autore: non promuoviamo, pertanto, siti web che consentono di vedere film online in maniera illegale, violando la legge italiana e siamo felici del diffondersi negli ultimi tempi di sistemi che permettono di acquistare pacchetti in maniera semplice ed economica. Il mercato negli ultimi tempi è decisamente cambiato e, grazie alla concorrenza, sovente è possibile guardare film gratis o serie tv di successo con abbonamenti gratuiti per brevi periodi di prova. L'avvento di player come Netflix, Infinity, Tim Vision e Skyonline sta progressivamente mutando la situazione precedente e, fortunatamente, ci si sta spostando nel solco della legalità sebbene, va ricordato, ci siano ancora poche alternative legali per rivedere magari vecchie pellicole.

Quattro siti per vedere film online gratis

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Streaming film online, come vedere film su internet legalmente
Tra i portali più rilevanti nel settore troviamo PopcornTv, ricco di film italiani e stranieri sia in lingua originale, sia tradotti, sia con i sottotitoli sia senza. Una vastissima scelta insomma. Le pellicole non sono quelle appena uscite nei cinema, ma la varietà di film permette di avere l'imbarazzo della scelta: film comici, drammatici, thriller, commedie o telefilm e serie tv. È proprio attraverso il genere del film che potrete effettuare la vostra ricerca e individuare cosa guardare. Per far funzionare il sito è però necessario aver installato sul computer Flash Player.

Ovviamente questo non è l'unico sito che offre tutte queste risorse, di grande aiuto è anche il portale  Film review, anche se il processo è un po' più lento rispetto a quello precedente. Per guardare i film o le serie tv gratuitamenteè, infatti, necessario iscriversi e poi accedere con il proprio account. Altro difetto che rende questo sito meno agevole è il fatto che può essere utilizzato solo dagli utenti di Internet Explorer. Se durante la registrazione il portale vi chiede di aggiornare la versione di Windows media player accettate, poiché senza questo passaggio non potrete vedere il film da voi scelto.
Altro sito per vedere film gratis da noi consigliato è Vvvvid, contenente non solo film d'epoca ma anche e soprattutto film molto recenti, alcuni addirittura ancora al cinema. Anche in questo caso è necessario iscriversi e accedere ogni qual volta si ha il desiderio di vedere un film, quei due minuti persi vi permetteranno però di trovare pellicole davvero interessanti. Altra peculiarità di questo sito riguarda la possibilità di utilizzarlo anche da Ipad e tablet Android, grazie alla sua efficiente applicazione.
Avete, invece, mai sentito parlare di MegaTube? Esso è un network che utilizza il famoso YouTube per far vedere film di tutti i tipi e di tutti i generi. Il sito è molto veloce nei caricamenti, per vedere un film non dovrete quindi attendere molto tempo e non dovrete sopportare fastidiose immagini a scatto.

Come vedere film gratis da poco trasmessi in tv

Se invece desiderate vedere un film o un programma trasmesso pochi giorni fa in televisione, allora potete usufruire di tanti altri siti di streaming, sempre legali, in cui vengono registrate tutte le repliche di tutto ciò che passa per i canali tv. Tra questi troviamo: Ray replay e Video Mediaset, siti simili esistono però anche per altri canali come Mtv.  Insomma, se non cercate pellicole uscite pochissimi giorni fa, il web può venire in vostro aiuto e trasformare la vostra stanza in un piccolo cinema!

Dove andare in vacanza spendendo poco a luglio e agosto: Italia ed estero

L'estate 2016 non è così tanto lontana. Se siete giunti qui è perchè siete alla ricerca di consigli per pianificare un viaggio: dove andare in vacanza spendendo poco?La maggior parte degli italiani tra luglioe agosto vuole staccare dal lavoro e concentrarsi sulle ferie: è caccia alle principali mete turistiche in Italia e all’estero. Ogni anno, infatti, le solite località vengono prese d’assalto dai vacanzieri: in molti sono talmente fatti con lo stampino che non hanno fantasia nemmeno negli unici giorni in cui possono fare quello che vogliono perché liberi dal lavoro.

In questo articolo vedremo trucchi e consigli per spendere poco e viaggiare low cost. Non indicheremo le solite soluzioni: se siete della serie “stessa spiaggia stesso mare” salpate verso altri lidi virtuali perchè questo post sposa in pieno la filosofia del blog del consumo intelligente e razionalizzato.

Pianificare è importante: si risparmia se si prenota prima

Qualcuno di voi ci accuserà di aver scoperto l’acqua calda ma pensare sempre all’ultimo momento non è la scelta migliore quando bisogna pianificare una spesa come quella delle vacanze. 
Generalmente, infatti, i biglietti di treni e aerei costano meno se si acquistano con largo anticipo, anche se c’è una corrente di pensiero che sui voli pensa sia più economico acquistare last minute. Questo articolo darà consigli in generale perché è fatto per avere una durata pluriennale. Le osservazioni, quindi, potrebbero non essere sempre valide per l’estate 2016 ma avere un’utilità per il futuro e per tutte le future uscite che state progettando.

Ovviamente il discorso della pianificazione non vale per tutti: chi lavora autonomamente ha la possibilità di organizzarsi, così come chi lavora in aziende che hanno un periodo di chiusura abituale. Per gli altri, comunque, ci sono buone opportunità per risparmiare lo stesso ricorrendo a metodi alternativi.

Viaggiare spendendo poco a luglio e agosto: migliori località in Italia e all’estero

Di seguito elenchiamo alcune mete per le vacanze estive situate nel nostro Paese e in Europa.
  • Polonia. Cominciamo dalla scelta fatta da chi scrive per l’agosto di quest’anno. La Polonia è un Paese ricco  di storia e cultura, con città bellissime ed infrastrutture all’avanguardia: treni e bus polacchi sono ampiamente più efficienti di gran parte di quelli italiani. Varsavia, Breslavia e Cracovia sono le principali località. La capitale è raggiungibile con Ryanair dall’Italia dai principali aeroporti. Più difficile trovare voli diretti per Cracovia, pressoché impossibile per Breslavia. La Polonia è un Paese molto grande, quindi se si decide di trascorrere una settimana ci si deve spostare. Consigliato il servizio di trasporto di Polski Bus: pullman puliti, confortevoli ed economici collegano le principali città polacche. Ci sono anche corse per Praga, Bratislava, Vienna e Berlino: la Polonia, quindi, potrebbe essere anche un buon punto d’inizio per una vacanza nel cuore dell’Europa. I prezzi di ostelli e bed & breakfast sono relativamente bassi anche se, ovviamente, sono un po’ più alti ad agosto. L’ideale è cercare su AirBnB o Hostelbookers. Cracovia è vicinissima ad Auschwitz: se non ci siete mai stati, l’occasione è ghiotta. Esistono tour in lingua italiana che vi permettono di visitare il simbolo dello sterminio degli Ebrei a prezzi contenuti. Costo di una settimana ad agosto per due persone tra Varsavia, Cracovia e Auschwitz con volo da Roma: circa 700 euro. Il prezzo indicato è il frutto dell’esperienza personale: il viaggio è stato prenotato ad aprile con la formula del “fai da te”. Rivolgendosi ad agenzie varie i prezzi salgono.
  • Albania. Se amate il mare e non volete allontanarvi troppo da casa, l’Albania può fare al caso vostro. Il recente viaggio del noto youtuber Lambrenedetto XVI ha acceso l’attenzione su un Paese che un tempo veniva ritenuto “povero”. In realtà è in corso un cambiamento che sta facendo crescere non poco l’economia albanese: italiani ed albanesi hanno molte affinità culturali, soprattutto per via delle ondate migratorie degli anni ’90 che hanno visto molti arrivi nel nostro Paese. Arrivare in Albania non è difficile: ci sono voli diretti dall’Italia oltre che collegamenti con il porto di Durazzo con le città italiane di Ancona, Bari, Trieste, Venezia e Genova. Gli standard turistici sono buoni ed i prezzi molto contenuti, come ha raccontato Lambrenedetto nei suoi celebri video. Provare per credere! Se qualcuno di voi é stato in vacanza in Albania oppure ha deciso di andarci quest'anno, ci faccia sapere!
  • Basilicata. Chiudiamo con una meta italiana. Piuttosto che suggerire le solite località più gettonate, il nostro consiglio è di prenotare in Basilicata. Per spostarsi in Italia spendendo poco è consigliato usare Bla Bla Car: i treni, infatti, sono poco efficienti al Sud e soprattutto in Basilicata potrebbe essere un’impresa titanica arrivare. Se si trovano offerte sull’alta velocità, l’idea migliore è arrivare a Salerno o a Napoli da dove partono diversi pullman che collegano la Campania alla Basilicata e alla Puglia. I prezzi non sono bassissimi, perciò è meglio provare ad “incastrare” un tratto con Bla Bla Car da Salerno o da Napoli (sperando che qualcuno in auto debba fare questo percorso, e le occasioni sono frequenti!) oppure prendere qualche treno (pochi a dire il vero) che raggiunge Taranto e ferma anche in Basilicata (Metaponto). Risolto l’enigma di come arrivare, suggeriamo di valutare la costa ionica con Scanzano Jonico, situato tra le foci del Cavone e dell’Agri, Nova Siri, un tempo facente parte della Magna Grecia, e Policoro, che ospita l’Oasi WWF Heracleia. Se dovete rimanere per un periodo medio-lungo, conviene affittare un appartamento oppure, per periodi più brevi, caccia ai B&B. Se proprio non volete rinunciare al mare, la Basilicata può essere una buona occasione per farlo senza spendere una fortuna.

Viva gli agriturismi e le piccole attività a gestione familiare

Negli ultimi anni assistiamo ad una crescita di piccole attività turistiche a fronte dei soliti vecchi e grandi alberghi. Se la cosa magari dispiace ai molti che erano occupati nel settore (in realtà gran parte del personale viene riassorbito dalle piccole strutture oppure molti vecchi dipendenti stanno diventando imprenditori), può far sicuramente piacere a chi desidera una migliore redistribuzione della ricchezza e la fine dei colossi messi in piede in ogni settore dalle multinazionali.

In una vita fatta sempre più di solitudine, una delle principali esigenze delle persone è quella di socializzare. Se siete poco bravi con le lingue straniere, viaggiare in Italia può essere una soluzione probabilmente migliore per fare incontri e conoscere nuovi amici. Le piccole attività a gestione familiare come i bed and breakfast oppure gli agriturismi si prestano molto. Vi piacerebbe vivere in campagna per qualche giorno? Tante volte può capitare di trovare le migliori occasioni a pochi chilometri da casa: sovente, immersi nel verde, si trovano strutture dove si paga poco, si mangia bene e ci si rilassa al meglio. Se vi siete stufati delle solite spiagge piene di gente o anche delle nuove località low cost che abbiamo comunque voluto proporre sopra, vi conviene lasciar perdere i soliti portali e cercare qualche occasione nelle splendide campagne del nostro Paese. Vi rilassate, se prenotate con un po' di anticipo spendete poco e, soprattutto, fate girare la nostra economia. Per chi vuole pensare ad una scelta etica, ci pare decisamente una buona cosa.

Dove andare in vacanza spendendo poco: conclusioni 

In questo articolo abbiamo visto una serie di consigli che, più che altro, indicano un metodo da adottare per risparmiare e spendere poco per le vacanze. E’ una strategia universale, che si può usare per qualsiasi località vogliate raggiungere e in qualsiasi momento del'anno, anche per l'eventuale vacanza di Natale o per i ponti vari che capitano periodicamente. Le mete scelte, quindi, sono il frutto di una valutazione del tutto personale e sono graditi ulteriori altri consigli da parte vostra. Se non siete riusciti a prenotare in anticipo, potete ancora concedervi una vacanza a luglio ed agosto low cost mettendo in atto una serie di piccoli accorgimenti. Fateci sapere la meta scelta prima o dopo la partenza: potrebbe essere un valido spunto per future guide!

Ultime novità pensioni oggi: news al 14 marzo 2016

Si continua a parlare delle notizie sulla riforma pensioni 2016 e delle novità vere o presunte che negli ultimi mesi ci stanno accompagnando. Su questa pagina riepiloghiamo i fatti ad oggi, 14 marzo 2016. Tra le varie proposte sul tavolo relativo alla pensione anticipata (quota 100, ddl Damiano sulle pensioni flessibili e prestito pensionistico) riscontriamo recentemente anche un interesse della Lega Nord che ha avanzato le sue soluzioni, tra cui la quota cento rivisitata e l'assegno universale di 1000 euro mensili.

Ad onor del vero dobbiamo dire che quest'ultima proposta di Salvini (spiegata qui), almeno mediaticamente, è rimasta lettera morta nel senso che non è stata più rilanciata.  La Lega Nord, negli ultimi tempi, ha poi aperto alle pensioni flessibili ed alla quota 41 di Cesare Damiano. In una recente intervista, l'onorevole Fedriga ha dichiarato che il Carroccio è pronto a votare qualsiasi cosa pur di mettere in soffitta la riforma previdenziale targata Monti-Fornero.

Questo articolo è soggetto ad aggiornamenti periodici: le news sono riportate cronologicamente, scendendo in basso nel paragrafo successivo troverete le più recenti mentre in seguito abbiamo archiviato tutte le news del 2015 sull'argomento.
Leggi anche: Guida alla pensione anticipata: tutte le proposte raccolte da Affari Miei

Flessibilità in uscita è davvero una priorità?

Ultimo intervento in ordine cronologico in tema di flessibilità arriva da Tito Boeri, numero uno dell'INPS. L'economista ha preso parola nel corso di un convegno sul tema della riforma pensioni tenutosi lo scorso 11 marzo a Torino. Boeri ha ribadito la necessità di mettere mano al cantiere della previdenza, sulla falsariga di quanto propone da mesi. Il numero uno dell'INPS ha evidenziato che non è più possibile attendere e rimandare una manovra che, più  passano i giorni e più diventa necessaria per la tenuta sociale. Non bastano più interventi tampone, sottolinea, nè provvedimenti singoli per qualche categoria di lavoratori: sarebbe auspicabile, a questo punto, riformare il sistema previdenziale dalle basi, concedendo finalmente la flessibilità in uscita di cui tanto parliamo.

Il solito tam tam

Sempre nei giorni scorsi è tornato a parlare  Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera e depositante di più proposte di riforma. “Il 2016 - ha detto l'ex ministro del Lavoro, da anni protagonista sul tema - deve essere l’anno della flessibilità delle pensioni e del consolidamento del contratto a tutele crescenti introdotto con il Jobs Act". A fargli eco registriamo il viceministro dell’Economia Enrico Morando che, dal canto suo, ha confermato la volontà del governo Renzi di intervenire quanto prima: “L’impegno che ci siamo presi - ha detto - è quello di intervenire per la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e sull’impresa".  Morando ha poi aggiunto che "Bisognerà dare anche sul versante dell’Irpef un profilo che sia in grado di ottenere questo risultato" e che, in tema di riforma pensioni, "Decideremo nei prossimi mesi se e come intervenire sulla flessibilità in uscita". Insomma, l'esecutivo sembra voler mettere mano al cantiere della previdenza ma restano le bocche cucite sulle modalità di intervento.
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Novità pensioni ad oggi, tutte le news
Damiano, Boeri e Renzi: i protagonisti del dibattito

Pensioni news choc: Renzi fa cassa con i più poveri?

Mentre è piatto il dibattito sulla flessibilità in uscite, arriva un allarme dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. I tre principali sindacati italiani, come è noto, hanno da tempo chiesto al governo Renzi di avviare un dialogo sulla riforma Fornero. Le proposte le conosciamo bene ormai: ad esse, però, si aggiunge un vero e proprio campanello di allarme che riguarda le pensioni di reversibilità e le pensioni sociali.

Secondo quanto affermato dai sindacati, infatti, il governo Renzi vorrebbe colpire le vedove ed i pensionati meno fortunati andando a ridurre gli assegni. L'Italia, in esecuzione dei diktat di Bruxelles, deve ridurre la spesa pensionistica. Una sforbiciata ai "costi sociali" che poco bene farebbe ai cittadini, già vessati dal fisco ed impoveriti da questi anni di crisi economica. Per approfondire l'argomento, ne abbiamo parlato meglio su questa pagina.

Ultime novità sulla riforma pensioni 2016: siamo sempre 'punto e a capo'

Nelle ultime settimane dello scorso anno, sul fronte della flessibilità in uscita, non è arrivata alcuna novità. Il dibattito sui lavoratori precoci è stato rinviato dal governo Renzi al 2016 e restano sul tavolo le solite proposte ampiamente discusse.

Con l'arrivo del nuovo anno è ripreso il tam tam mediatico a cui siamo abituati: da una parte i "riformisti", guidati soprattutto dal Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Cesare Damiano, mentre dall'altra lo sguardo prudente del governo Renzi. Il premier ha solo genericamente detto di non volere a tutti i costi obbedire ai diktat UE di Bruxelles: notoriamente la posizione delle Istituzioni Europee è tutt'altro che conciliante con quelle dei lavoratori precoci che vorrebbero anticipare il pensionamento. Ciò nonostante, almeno per adesso, non si può dire che le parole del Presidente del Consiglio rappresentino un vero e proprio ok alla manovra, anche perchè nel PD il pensiero è tutt'altro che univoco.

Recentemente, poi, registriamo la presa di posizione di Tito Boeri che ha rivendicato le sue idee esposte nel corso del 2015 ed ha accusato il Parlamento di volerlo ostacolare sull'invio della famosa busta arancione a casa dei contribuenti. L'innovazione da lui voluta dovrebbe consentire a tutti di potersi fare un'idea su quando effettivamente si andrà in pensione e con che assegno.

Nelle ultimissime ore, infine, è intervenuto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha annunciato, entro il 2017, l'avvento del reddito minimo garantito. La bozza di cui si parla in queste ore vede l'erogazione di un sussidio, probabilmente da parte dell'INPS, di 320 euro al mese per coloro che si trovano in stato di povertà. Il provvedimento dovrebbe riguardare circa un milione di persone e proprio in questa settimana, come annunciano le ultime news, dovrebbe partire con il suo iter parlamentare teso a conferire la delega in materia al governo Renzi.
Non andare via! => LEGGI TUTTO SULLA RIFORMA PENSIONI 2016

-- ARCHIVIO NEWS 2015 --

Pensione anticipata 2016, timida apertura verso la proposta di Salvini

«La proposta di Armando Siri (consigliere economico scelto dalla Lega di Salvini, ndr) – si legge dalle dichiarazioni di Galloni - renderebbe più conveniente per le imprese la stabilizzazione dei lavoratori più pagati, riducendo il cuneo, ma lasciando invariata la contribuzione a carico del lavoratore.
Questa– aggiunge l’esponente del collegio dei sindaci dell'INPS - sembrerebbe una delle poche proposte in grado di contrastare l'errore gravissimo che si commise trent'anni fa volendo scambiare la flessibilità con l'occupazione invece che col salario.
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Quell'errore – conclude la dichiarazione - produsse la precarizzazione e i bassi salari che rendono e soprattutto renderanno socialmente insostenibile attuale modello a contribuzione».

Volendo riepilogare in breve la proposta di Siri (per approfondire, abbiamo linkato l’articolo specifico) possiamo dire che essa vede l’obbligo di versare almeno 5 mila euro di contributi a carico del datore di lavoro e un 10% di contributi a carico del dipendente. Il versamento medio dovrebbe ammontare a 7500 euro annui (si tratta di una media, c’è anche chi versa di meno chiaramente) che crea un monte complessivo di 300 mila euro in 40 anni di lavoro. Considerando 20 anni ulteriori alla pensione, si riceverebbero 1000 euro al mese per 14 mensilità. Con 35 anni di contributi, invece, il versamento sarebbe di 800 euro al mese.


Pensione anticipata 2016: cosa bolle in pentola?

Questo è quanto relativo alle ultime notizie diffuse in seguito alla proposta lanciata dalla Lega Nord. A dire il vero, dopo il lancio dell'idea, lo stesso Salvini non ne ha parlato più e l'attenzione si è mantenuta sui soliti temi. Non ci crede nemmeno lui?

Sugli altri fronti della riforma pensioni 2016, invece, si può dire che tutto resta fermo: la quota 100, come abbiamo osservato nei giorni scorsi, è uscita leggermente dal dibattito (Salvini a parte) e poche possibilità intravediamo nell’approvazione del DDL Damiano sulle pensioni flessibili. La strategia del governo Renzi sembra piuttosto delineata e, salvo clamorosi stravolgimenti, la valuteremo nelle prossime settimane unitamente a quella dell’INPS. L’orizzonte indicato da Poletti è la Legge di Stabilità 2016, Boeri ha indicato l’inizio dell’estate come termine per rendere noti i propri programmi di riassetto dell’INPS e dei trattamenti. 
=>LEGGI TUTTO SULLA RIFORMA PENSIONI 2016 e QUANDO VADO IN PENSIONE?
Dall'Istituto di Previdenza le ultime notizie vedono la proposta di Boeri che improntata a dare una natura più "contributiva" e meno "retributiva" al nostro sistema pensionistico per favorire l'uscita anticipata dei lavoratori. Un fatto che, con aspetti catastrofici per il tempo che verrà, riguarderà già i giovani (molto spesso ignari di cosa gli riserva il futuro). Tra le novità annunciate dal numero uno INPS c'è l'idea del reddito minimo garantito. Nell'articolo indicato in apertura sulla pensione anticipata è esplicata nel dettaglio la strategia di Tito Boeri.


Salvini contro Renzi: "Governo pensa solo ai clandestini"

Con un post su Facebook del 7 settembre, Matteo Salvini ha attaccato a testa bassa il governo alla luce delle indiscrezioni che vorrebbero il rinvio della riforma delle pensioni. “Il governo non toccherà la Legge Fornero, almeno fino all'anno prossimo, perché non trova i soldi – si legge su Facebook  - Ma per mantenere 100.000 clandestini i soldi li trova”.

Pensione anticipata notizie 30 ottobre 2015

Nelle ultime settimane, come è noto, è arrivata una timida apertura alla pensione anticipata per i precoci da parte di Renzi, purchè essa possa essere a costo zero per lo Stato. Stesso concetto ripetuto da Padoan e da Tito Boeri: si è vociferata la proposta di una soluzione con penalizzazioni del 3% annue per ogni anno di anticipo rispetto all'età della pensione di vecchiaia fino ad un massimo del 15% di riduzione complessiva. Tale voce è stata poi categoricamente smentita da Renzi che, di fatto, ha rinviato la flessibilità in uscita al 2016, dichiarando che niente sarà previsto sul tema in Legge di Stabilità. La presentazione della manovra ha confermato tutto questo.

Pensioni precoci, Salvini ripropone la quota 100: ultime 16 novembre

Nel corso della puntata di Di Martedì del 21 ottobre 2015 il segretario del Carroccio ha rilanciato la volontà della Lega Nord di votare la Quota 100 proposta da Cesare Damiano, da tempo accantonata dal dibattito. Secondo Salvini un Paese che spende 3 miliardi per l'accoglienza dei profughi (soldi che in realtà riceviamo dall'UE appositamente per far fronte al problema) può anche prevedere il pensionamento a 60 anni con 40 anni di contributi.

Nel corso della manifestazione di Bologna tenutasi domenica 8 novembre, Salvini dal palco ha rilanciato le sue proposte riguardo le pensioni, tendendo la mano alla minoranza PD sulla flessibilità in uscita.

Aggiornamento 26 novembre 2015

Ancora fermo il dibattito, come avevamo accennato. Il governo, del resto, ha detto che prima del 2016 non se ne farà niente e ci si sta rassegnando all'idea che difficilmente in Parlamento ci saranno colpi di scena durante l'iter della Legge di Stabilità.

Aggiornamento 29 dicembre 2015

Purtroppo è ancora tutto fermo, come avevamo già scritto nelle scorse settimane. Al momento non ci sono particolari novità da segnalare sul tema riguardo i precoci. Il dibattito, comunque, è destinato ad essere vivo anche per i prossimi mesi visto che si comincia ad ipotizzare un ottavo provvedimento di salvaguardia per gli esodati esclusi dalla settima (circa 25 mila) e si attende il destino dell'opzione donna sulla cui proroga, di anno in anno, si deciderà a settembre secondo quanto stabilito in Legge di Stabilità.

Riprenderemo a seguire le più importanti vicende a partire da gennaio, aggiornando quotidianamente il blog non appena ci saranno novità.

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Condominio senza amministratore: si può fare?

L’amministratore di condominio non è sempre necessario. In stabili particolari e di dimensioni appropriate è infatti possibile, almeno secondo le vigenti norme nel nostro Paese, di amministrare comunque gli spazi comuni senza che sia necessario nominare tale figura. In altri casi però, e parleremo anche di questo, la figura dell’amministratore è richiesta dalla legge, anche se al contrario di quello che si potrebbe pensare, non è sempre necessario rivolgersi a professionista o agenzia esterne. Può occuparsene anche uno dei condomini, a patto che sia in grado e soprattutto il abbia il desiderio di occuparsi di diversi incarichi che riguardano la gestione degli spazi comuni. Vediamo insieme se, quando e come si può amministrare uno stabile senza ricorrere alla nomina di un amministratore, che sia esterno o interno.

Autogestione: quando può esserci un condominio senza amministratore

L’autogestione del condominio è possibile nei due casi previsti dalla legge:
  • quando lo stabile è di dimensioni tali da non richiedere particolari esigenze di amministrazione
  • quando lo stabile è invece di costruzione recente ed è dotato di servizi autonomi
  • quando i condomini sono meno di quattro (come prevede l’art. 1129 del Codice Civile)
Nel caso contrario l’assemblea di condominio deve procedere necessariamente alla nomina di un amministratore, che altrimenti sarà effettuata dall’Autorità Giudiziaria. Si può anche optare per una accordo tra proprietari, anche se l’esperienza insegna che le liti e i disaccordi sono così frequenti da richiedere, spesso, l’intervento di un amministratore nominato tra gli esterni.

Condominio senza amministratore: organizzarsi autonomamente

Ci si può sicuramente organizzare in modo assolutamente autonomo, avendo però attenzione per quanto viene previsto dal Codice Civile. Se qualcuno dei condomini ha esperienze pregresse per quanto riguarda la gestione di un immobile, questo può sicuramente aiutare.

Il primo passo è quello della redazione di un regolamento. Esso si deve occupare necessariamente:
  • della questione pulizie, se saranno effettuate da un’azienda esterna o se invece spetterà ai condomini alternarsi;
  • della questione della manutenzione di quelli che sono gli spazi comuni;
  • della questione dei fornitori esterni;
  • di quanto concerne le minuzie, ovvero gli orari di silenzio, la possibilità di parcheggiare mezzi negli spazi comuni, della possibilità di stendere i panni e di altre questioni che, se non normate nel regolamento, possono sicuramente portare a qualche tipo di attrito successivamente.
Il regolamento approvato in prima battuta è di grande importanza, in quanto vincolerà anche tutti gli altri soggetti che acquisteranno successivamente uno degli stabili che compongono il condominio e anche chi invece affitterà uno degli alloggi.

Quando e perché scegliere un professionista esterno?

La legge prevede che nel caso in cui i condomini siano più di quattro, è necessario individuare per maggioranza in assemblea una figura che rivesta il ruolo di amministratore. Si tratta di una figura che riveste il ruolo di organo esecutivo dei condomini e in Italia, al contrario di quanto avviene in moltissimi altri paesi europei, non ha albo. Si può nominare come amministratore del condominio sia una persona fisica, sia, dalla Sentenza Cass. 24 Ottobre 2006 n. 22840, una persona giuridica o anche una società di capitali. Secondo la legge n. 220/2012 l’amministratore inoltre deve:
  • essere in possesso di un diploma di scuola superiore;
  • aver frequentato un corso di formazione e anche corsi periodici di aggiornamento;
  • deve possedere requisiti morali e legali per emettere documenti fiscalmente validi.
L’amministratore va nominato dall’assemblea dei condomini a maggioranza e, nel caso contrario, ovvero nel caso in cui non si possa raggiungere una maggioranza, da ordinanza del tribunale ordinario in volontaria giurisdizione. Nel caso in cui la nomina dell’amministratore fosse avvenuta per mano del costruttore, è da considerarsi nulla.

L’amministratore di condominio va necessariamente pagato?

Secondo l’art. 1709 del Codice Civile italiano il mandato di amministratore di condominio è presupposto come oneroso. Alla retribuzione dunque, che nel caso in cui non sia specificata dalle parti va ricondotta agli usi, è comunque controbilanciata da alcuni obblighi. Non è escluso in alcun modo che si presti l’azione di amministratore di condominio senza alcun tipo di compenso, a patto che però si tratti di uno dei condomini.

Come si revoca il mandato?

Per revocare invece il mandato che è stato conferito ad un amministratore, è possibile:
  • operare la revoca da parte dell’assemblea condominiale, opportunamente riunita e con votazione a maggioranza;
  • operare la revoca da parte dell’Autorità Giudiziaria.
è altresì possibile che l’amministratore si dimetta volontariamente. Non sono in alcun modo necessari motivi che giustifichino la revoca del mandato anche se ad ogni modo deve essere corrisposto il dovuto fino all’estinzione naturale del contratto. Quando la revoca del mandato avviene per mano dell’Autorità Giudiziaria, deve essere presente almeno una delle seguenti condizioni:
  • L’amministratore ha ricevuto un atto giudiziario e non ha dato notizia all’assemblea
  • Vi siano gravissimi sospetti di irregolarità
  • Mancanza del conto della gestione per almeno due anni

Ma quali competenze deve avere un amministratore di condominio?

Si tratta di un novero di competenze sia di carattere giuridico che di carattere più strettamente tecnico. Deve infatti, a livello giuridico:
  • occuparsi aspetti civilistici e penalistici del condominio
  • conoscere aspetti assicurativi degli immobili
  • conoscere dei diritti reali
  • avere contezza dei diritti di garanzia
  • comprendere i diritti sulle cose, mobili e immobili
  • deve anche avere conoscenza dei nuovi processi di conciliazione obbligatori
Per quanto riguarda invece le conoscenze tecniche:
  • deve conoscere le fondazioni
  • deve saper riconoscere e valutare almeno approssimativamente lo stato di salute dei muri portanti, dei pilastri, degli architravi
  • deve avere contezza delle parti strutturali del condominio in cemento armato, soprattutto in funzione anti-sismica
  • deve comprendere tenuta e funzionamento del tetto
Secondo inoltre gli articoli 1124, 1125 e 1126 del Codice Civile, deve anche occuparsi:
  • della ricostruzione e manutenzione delle scale
  • della ricostruzione e della manutenzione dei soffitti e dei solai
  • della manutenzione dei lastrici solari
Per concludere, anche se in modo approssimativo, le competenze e gli oneri dell’amministratore, questi deve tenere conto e dare conto anche della contabilità. Tiene infatti traccia di:
  • versamenti dei condomini
  • pagamenti ai fornitori del condominio
  • dei versamenti delle ritenute
  • dei pagamenti invece immediati
  • dei rimborsi verso i condomini
  • delle spese, anticipate e posticipate
  • delle spese in generale
  • dell’inventario del magazzino
Si tratta di operazioni che, con gli anni, si sono fatte così complesse da richiedere sempre più spesso l’intervento o di professionisti esterni o, in alcuni casi, di società che sono specializzate proprio in questo tipo di operazioni. Spesso, anche per avere una gestione dei rapporti tra i condomini (soprattutto se sono numerosi e litigiosi) quella della nomina di un attore esterno è sicuramente la soluzione consigliabile, dati anche i costi in genere esigui per la nomina di un amministratore. Con una spesa di pochi euro per famiglia ci si può affidare a professionisti che abbiano contezza di quanto è necessario svolgere per la perfetta gestione di un condominio.

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Mutuo Arancio ING Direct acquisto e surroga: opinioni e preventivo 2016

Tra i mutui online più noti c’è senza dubbio il mutuo Arancio di ING Direct: sia che si voglia acquistare casa che cambiare istituto con la surroga, è inevitabile finire per valutare anche questa possibilità. Tutti sicuramente hanno visto la pubblicità in tv del conto Arancio, quindi la notorietà dell’istituto è assodata. Quali sono le opinioni riguardo al mutuo? In questo articolo tracceremo un’analisi e simuleremo un preventivo per valutare la bontà della proposta commerciale: fino al 16 gennaio 2016 abbiamo zero spese di perizia ed istruttoria e lo spread all’1,50% in promozione.

Conviene sottoscrivere il mutuo Arancio? ING Direct, come tutte le banche, propone determinate offerte ma chiede, ovviamente, le necessarie garanzie ai consumatori che vogliono acquistare un immobile. Il 2015 si è caratterizzato per una crescita esponenziale delle erogazioni dei mutui, anche grazie all’opera della BCE che col quantitative easingsta provvedendo a mantenere i tassi bassi. I prezzi degli immobili sono in calo e, pertanto, in molti pensano concretamente di realizzare il sogno di una vita: acquistare casa.

Mutuo Arancio 2016 acquisto e surroga: offerta di ING Direct

Partiamo col presentare l’offerta riservata a coloro che agganciano il mutuo al conto Arancio: per il mutuo a tasso variabile viene proposto uno spread ridotto (-0,30% cioè 30 punti base) mentre per quelli a tasso fisso c’è uno sconto diretto sulla rata (30 euro in meno sugli interessi applicati dalla terza fino alla centoventesima rata stabilita nel piano di ammortamento). La riduzione, comunque, parte dalla terza rata mensile.
Veniamo ora a quelle che sono le operazioni finanziabili con il Mutuo Arancio 2016. E’ possibile richiederlo per:
  • Acquistare casa: importo massimo erogabile pari all’80 per cento del prezzo dell’immobile, minimo 50 mila euro;
  • Surroga mutuo: fino all’80 per cento del valore dell’immobile, importo minimo 80 mila euro e massimo 1 milione;
  • Mutuo + liquidità: in questo caso viene finanziato fino al 70 per cento del valore dell’immobile con la forbice che va da un minimo di 80 mila euro ed un massimo di 500 mila euro;
  • Mutuo di liquidità per ristrutturazioni o altre spese: l’importo massimo è pari al 70 per cento del valore dell’immobile e scende al 50 per cento se si è lavoratori autonomi, professionisti o imprenditori. La forbice va da un minimo di 50 mila euro fino ad un massimo di 500 mila.
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Preventivo e opinioni mutuo acquisto e surroga ING Direct
Le condizioni contrattuali sono tre:
  • Mutuo a tasso variabile: durata che va da 10 a 30 anni;
  • Mutuo a tasso fisso: durata compresa tra 10 e 15 anni;
  • Mutuo a tasso rinegoziabile: la durata varia da 10 a 30 anni e la rinegoziazione avviene con intervalli prestabiliti tra le parti.

Preventivo Mutuo Arancio 2016: quale soluzione conviene?

Abbiamo simulato dal sito della banca un preventivo di mutuo online. Il valore dell’immobile (prima casa) è stimato in 150 mila euro e la somma richiesta è pari al 70% del suo valore (105 mila). La durata del mutuo ipotizzata è di 15 anni. Di seguito, quindi, riportiamo le opzioni che ci sono comparse con importo rata, tasso e TAEG:
  • Mutuo Tasso Variabile (Euribor): 677,46 euro con tasso 2,02% e TAEG 2,07%
  • Mutuo Tasso Variabile (BCE): 790,83 euro con tasso 4,25% e TAEG 4,37%
  • Mutuo Tasso Fisso: 773,91 euro con tasso 3,93% e TAEG 4,04%
  • Mutuo Tasso Fisso Rinegoziabile 5 anni: 714,40 euro con tasso 2,77% e TAEG 2,91%
  • Mutuo Tasso Fisso Rinegoziabile 10 anni: 752,04 euro con tasso 3,51% e TAEG 3,61%
Per concludere, forniamo le statistiche riguardo la scelta dei clienti fornite da Banca ING Direct: il 53 per cento opta per il tasso variabile Euribor, il 42 per cento per il tasso fisso rinegoziabile a 5 anni ed il 5% il tasso fisso rinegoziabile a 10 anni.

Contratto ad uso foresteria: come funziona la locazione

Il contratto di locazione a uso foresteriaè un istituto presente nel nostro ordinamento e che è decisamente diverso dal normale rapporto contrattuale tra locatore e locatario. Si tratta infatti di un rapporto che intercorre tra il proprietario dell’immobile e una persona giuridica, generalmente un’azienda, che prende in affitto l’appartamento o lo stabile al fine di poter fornire ai propri dipendenti un’abitazione. La situazione è tipica per le aziende che hanno più di una filiale e che possono applicare una turnazione tra gli stessi, che avranno dunque bisogno di un’abitazione per un periodo limitato di tempo.

Il contratto in questione, dunque, può essere parzialmente assimilato ad un normale contratto di locazione, anche se la differenza è che nessuna delle due parti contraenti occuperà l’immobile, che sarà destinato a terze parti. L’accordo deve essere regolarizzato necessariamente per scrittura privata.

Quali sono le norme che regolano la locazione a uso foresteria?

La disciplina del contratto di locazione ad uso foresteria è indicata dal Codice Civile, agli articoli 1571 e ss. facendo parte delle c.d. locazioni completamente libere. Si tratta di una denominazione che indica una particolare disciplina, dove leggi e norme sono piuttosto scarne e “leggere” e che è quasi completamente sciolta da vincoli di tipo contrattuale, temporale, cauzionale etc. L’unico limite per il contratto di locazione a uso foresteriaè il limite temporale di 30 anni, al termine del quale si può rinnovare l’accordo in automatico, per volontà delle parti o farlo decadere.

Quali sono i vantaggi per il locatore? E per il locatario?

Per il locatore ci sono diversi vantaggi collegati al contratto di locazione ad uso foresteria: innanzitutto si interagisce con una persona giuridica, che è tendenzialmente più affidabile delle persone fisiche, si possono stabilire allo stesso tempo sia vincoli di tempi che canoni senza alcun tipo di limite indicato dalla legge. Non ci sono allo stesso tempo le deduzioni Irpef e non si può ricorrere al sistema della cedolare secca al 21%.

Per quanto riguarda invece i vantaggi per l’azienda, abbiamo in seguito alla legge 338/2000 (la Finanziaria 2011) la possibilità di dedurre completamente le somme che vengono spese per il pagamento dei canoni riportati in contratto di locazione ad uso foresteria. Questo contratto, per intenderci, è estremamente vantaggioso per entrambe le parti, a patto che, ovviamente, l’uso foresteria sia reale e non fittizio, dato che in quel caso si dovrebbe passare al regime indicato dalla disciplina dei contratti di locazione “normali”, con la perdita di quelli che sono i vantaggi per le parti.

Quando la locazione ad uso foresteria è ammissibile?

La Finanziaria del 2000 ha rilegittimato la presenza nel nostro ordinamento di un uso foresteria che, in seguito alla legge 431/1998 non si riteneva più possibile. Si trattava, anzi si tratta ancora di un tipo di contratto locativo che è completamente sciolto da vincoli e che dunque, almeno a livello di coerenza dell’ordinamento, si scontra per disomogeneità, in un settore, quello delle locazioni, dove il legislatore è intervenuto pesantemente a tutela degli affittuari, stabilendo termini di tempo e massimali per i canoni in moltissime città (con i relativi aumenti).

Grazie alle nuove leggi finanziarie, che sottolineano l’operatività del contratto ad uso foresteria, le aziende hanno dunque a disposizione anche questo strumento, i cui vantaggi, come abbiamo detto poco sopra, sono davvero interessanti.

Quando la destinazione d’uso cambia

La Cassazione è recentemente intervenuta sulla questione del cambio di destinazione d’uso possibile per alcuni immobili. È il caso tipico degli alberghi, che non possono essere destinati ad uso abitativo e dunque non possono essere oggetto, come ricordato in sent. 39897, di un contratto di locazione ad uso foresteria.

Le leggi in materia infatti stabiliscono che per il cambio d’uso e di destinazione di un bene immobile, quando non siano necessari interventi di tipo edilizio, deve essere appropriatamente denunciato attraverso Denuncia di Inizio attività.

Tra i requisiti, in verità pochi, necessari per avere un contratto di locazione ad uso foresteria, vi è dunque quello della categoria a cui appartiene l’immobile. Deve essere necessariamente destinato ad uso abitativo, non potendo dunque essere oggetto della foresteria immobili commerciali, alberghi, depositi etc.

Il contratto di locazione ad uso foresteria presenta tali vantaggi, che lo rendono uno dei più vantaggiosi per entrambe le parti. Per questo motivo il legislatore cerca, ovviamente, di restringerne il caso di applicazione esclusivamente alla fattispecie principale, ovvero dell’immobile ad uso abitativo destinato ai dipendenti di un’azienda con più filiali. In tutti gli altri casi è fatto divieto utilizzare questa forma contrattuale libera, e si dovrà dunque ricorrere agli altri tipi di contratti di locazione, con svantaggi per entrambe le parti, sia a livello di libera determinazione delle clausole, delle durate e dei canoni.

Si parla ormai da tempo, in parlamento, di riformare la disciplina prevista dal Codice Civile per questo tipo di locazioni, cercando di assoggettarle a regimi più restrittivi. Per il momento però, non se ne è fatto ancora nulla e si può continuare a godere delle libertà concesse dall’uso foresteria, senza alcun tipo di problema.

Pensione integrativa, quale scegliere? Fondo pensione migliore, come decidere

Avete intenzione di costruirvi una pensione integrativa ma quale scegliere? E’ migliore l’idea di optare per un piano individuale pensionistico, per un fondo pensione o per una polizza vita? In questo articolo cercheremo di capire se convieneoppure no ricorrere alla previdenza complementare al fine di costruirsi una pensione privata: gli assegni corrisposti dall’INPS, infatti, saranno sempre più bassi e, pertanto, diventerà indispensabile crearsi una rendita alternativa. Molto spesso, però, i consumatori sono condotti da questa esigenza oggettiva su strade sbagliate e poco convenienti: l’ignoranza finanziaria mista alle “consulenze” di piazzisti di ogni tipo sono una delle cause che determinano tutto ciò. Il prossimo tenterà sempre, in un modo o nell’altro, di imporre le sue condizioni: per questo è importante conoscere tutte le informazioni e decidere con tutta serenità.

Quando si parla di fondo pensione, piano individuale pensionistico e polizza vita si tende a fare molta confusione: lo scopo di tutti gli articoli del blog, senza la pretesa di essere esaustivi al 100%, è proprio quello di mettere ordine. Le sezioni Finanza e Assicurazioni di Affari Miei contengono consigli e guide sui temi economici che possono esservi utili per orientarvi in questo difficile settore: per approfondire, ne suggeriamo la lettura. Nel nostro e-book su come gestire i risparmi, poi, abbiamo raccolto in chiave sistematica la nostra visione completa.

Se sei interessato al tema della previdenza complementare, leggi anche

Fondo pensione e piano pensionistico: differenze e affinità

Fondo pensione e piano individuale pensionistico godono del medesimo trattamento fiscale agevolato. Tuttavia esistono delle differenze che elenchiamo schematicamente:

  • i fondi pensione non hanno la copertura assicurativa ma devono garantire il capitale. Possono essere aperti, se possono partecipare tutti, o chiusi, se riservati a determinate categorie (esempi: fondo Cometa o Fondo BCC Nazionale);
  • i piani individuali pensionistici sono gestiti e proposti da compagnie di assicurazione, l'adesione è libera e riservata a chiunque voglia partecipare, senza distinzioni particolari.

Pensione integrativa, quale scegliere?

Una delle forme migliori per ricorrere alla costruzione di una pensione integrativaè quella del piano individuale pensionisticoche abbiamo recensito approfonditamente nella guida indicata poc’anzi. Esso accomuna un vantaggio fiscale da non sottovalutare, pur non garantendo chissà quali rendimenti netti. Altra soluzione che – oggi un po’ meno – le assicurazioni tendono a promuovere è quella delle polizze vita miste: la seconda delle due guide indicate nella tabella precedente spiega appunto questa pratica, nociva, praticata da molti agenti assicurativi.
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Si tratta di prodotti che non rispondono alla vera esigenza del contribuente, quella di assicurarsi una pensione, ma propongono altre garanzie poco utili ai più che negli anni “mangiano” soldi. Esistono, poi, prodotti ibridi come la Polizza Futuro D’Oro di Alleanza che abbiamo recensito, esprimendo alcune perplessità circa i costi ed i rischi connessi. Per questo motivo, ai consumatori che non vogliono avere troppi grattacapi, consigliamo un Pip per sfruttare il vantaggio fiscale. Se, invece, volete perdere un po’ di tempo in più, potete semplicemente risparmiare soldi e gestirli periodicamente comprando buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione italianao Btp Italia a 8 anni.
Leggi anche: Come investire 20.000 euro oggi, nel 2015 - Pensione integrativa Alleata Previdenza: recensione completa

Pensione integrativa, come scegliere?

Adesso che abbiamo capito quale scegliere tra le varie proposte per la costruzione di una pensione integrativa, indichiamo il “come”. Quali sono i criteri per decidere? Per noi gli aspetti essenziali sono due e li indichiamo in ordine di importanza:
  • Caricamenti: i caricamenti rappresentano in effetti il costo dell’investimento. Più sono elevati i caricamenti, più si riduce il “premio netto” investito. Per questo motivo con gli interessi, dunque, si andranno a recuperare i caricamenti. Per dedurli, occorre leggere attentamente la nota informativa e vedere il CPMA (costo percentuale medio annuo) e tutti gli altri costi applicati (per esempio, ci sono costi di frazionamento, prelievi periodici sul versamento mensile o annuale, percentuale prelevata sugli interessi della gestione separata).
  • Interessi garantiti: li mettiamo al secondo posto perché secondo noi viene prima capire a quanto ammonta il premio netto investito. Generalmente tendono ad equivalersi tutti perché l’investimento che la banca o l’assicurazione fa di solito è un acquisto di titoli di stato o di obbligazioni.

Per approfondire, leggi le recensioni di Affari Miei su alcuni Pip e polizze vita presenti sul mercato

Conclusioni: pensione integrativa, quale scegliere?

Se proprio non volete gestire i vostri risparmi autonomamente, comprando periodicamente ciò che ritenete opportuno oppure investendoli (con rischio) in economia reale, quella di costruirsi una pensione integrativa può essere una scelta saggia. Prima di fidarvi dell’amico assicuratore o del direttore di banca, leggete attentamente la nota informativa e valutatela alla stregua dei due criteri che abbiamo indicato precedentemente, confrontando il prodotto che vi viene proposto con gli altri presenti sul mercato italiano.

Vivere e lavorare in Costa Rica: è tutto oro quel che luccica?

Lontani dal consumismo, lontani dallo stress frenetico delle grandi metropoli, lontani dall'inquinamento, questo è ciò da cui si sono allontanati tutti coloro che hanno deciso di ricominciare in Costa Rica, un Paese non di certo grande quanto l’Italia ma sicuramente interessante per vivere e lavorare in maniera alternativa rispetto ai soliti schemi e rispetto alle abituali idee di trasferimento all’estero.

La Repubblica di Costa Rica si trova, come in molti sapranno già, in America Centrale. La lingua ufficiale è lo spagnolo, altro motivo per cui gli italiani scelgono di trasferirsi qui piuttosto che in altri territori. Molte multinazionali hanno situato le loro filiali in questo paradiso tropicale, questo grazie soprattutto alla stabilità economica del Paese. In Costa Rica si vive molto bene: il Paese è noto perché non ha un esercito ed ha fatto della pace, dei diritti umani e, in generale, della cultura dell’accoglienza un baluardo. E’ uno dei Paesi di quell’area più avanzati, con il più alto tasso di alfabetizzazione, un buon servizio sanitario nazionale ed un clima sicuramente invidiabile.
Letture consigliate per chi vuole espatriare: Vivere e lavorare alle CanarieIn Albania c’è la flat tax: ecco perché investireVivere e lavorare a MaltaVivere e lavorare in Brasile: guida
Ma perché trasferirsi in Costa Rica? Abbiamo già esposto precedentemente alcune buone ragioni: tuttavia, come precisa il blog Italiacostarica, il semplice fatto che consideriate queste generiche informazioni non è di per sé tutto quanto serve per decidere veramente di cambiare aria, spostandosi dall’altra parte del mondo. Con una pensione o una rendita certa dimostrabile è tutto molto più semplice, in caso contrario invece occorre fare la trafila per cercarsi un lavoro oppure aprire un’attività. In tutto questo, quindi, la conoscenza della lingua spagnola, unitamente ad un’analisi del mercato per capire se effettivamente le proprie competenze professionali possono essere ricercate, è fondamentale. Pensare di vivere e lavorare in Costa Rica senza conoscere lo spagnolo e, più in generale, senza mai integrarsi nella società locale non è una cosa piacevole: lo abbiamo scritto in tutte le recensioni sull’espatrio.
Passiamo all’aspetto imprenditoriale. Aprire un'attività in Costa Ricaè relativamente semplice, non è neanche necessario un visto di lavoro, il tutto può essere fatto già con il visto turistico. Proprio per questo motivo troverete senza grandi difficoltà ristoranti, hotel, bar, aperti e gestiti da stranieri e non da autoctoni. Tuttavia vale il solito discorso: non pensate che dall’altra parte ci sia un popolo di imbecilli che vi aspetta. Se non conoscete bene il territorio non potete minimamente pensare di fare impresa. Cosa diversa, invece, è l’idea di cambiare aria se fate un lavoro a distanza (ormai col web è possibile, nella sezione lavorare online ne parliamo): in questa ipotesi bisogna solo farsi i conti e vedere se il gioco vale la candela.

Quanto costa vivere e lavorare in Costa Rica? Pro e contro

Le abitazioni non sono costose, così come telefoni e internet. La sanità pubblica funziona bene ed è molto economica, a differenza di quella privata che ovviamente è più onerosa. Tra tutti coloro che si trasferiscono dall'Italia, quelli che stanno meglio e si godono alla grande la vita, sono i pensionati.

Nonostante sia un vero e proprio paradiso terrestre non è però sempre oro quel che luccica. La Repubblica di Costa Rica ha infatti un elevato tasso di criminalità, soprattutto per quanto riguarda certe zone (a nord al confine con il Nicaragua). La capitale, San Josè, è abbastanza sicura ma non del tutto: ciò significa che è meglio evitare di girare da soli la notte per le strade della città.
I siti più conosciuti per cercare un'immobile in Costa Rica sono:
Ovviamente vale sempre la stessa regola fondamentale del comprar casa: non acquistare mai un'immobile senza prima averlo visto e visitato la zona.

Conclusioni: mai fare scelte avventate

Consigliamo vivamente a tutti coloro che desiderano trasferirsi in questa splendida nazione, di effettuare più visite prima del trasferimento ufficiale. Questo soprattutto a causa della criminalità che cresce ogni giorno di più. In alcune zone del paese, rapine a mano armata e sequestri di persona, sono quasi all'ordine del giorno. Inoltre, poi, in una giornata uggiosa trascorsa al pc, l’idea di andare a vivere in Costa Rica può anche risultare affascinante: è quello che volete davvero? Chiudiamo con una domanda forse scontata, probabilmente puerile, ma che tanti italiani che espatriano troppo spesso non si sono effettivamente posti.

Prescrizione Irpef: in quanti anni si prescrive l'imposta sui redditi?

Tutti i tributi erariali, compresi dunque IRPEF, IVA e IRAP, si prescrivono in 10 anni. Nel nostro ordinamento infatti non esistono norme specifiche che stabiliscono la prescrizione delle imposte e per questo motivo viene applicato il termine generale ordinario di prescrizione, che è di 10 anni.

Cosa dice la giurisprudenza

Questo almeno per quanto riguarda l’ipotesi ritenuta maggioritaria in giurisprudenza: l’IRPEF da un luogo ad un debito nei confronti dell’erario e questo tipo di debiti si prescrivono in 10 anni.

Una parte però minoritaria della giurisprudenza ritiene invece che l’IRPEF debba prescriversi in 5 anni, in quanto quello di questa imposta è un pagamento periodico, e per questo specifico tipo di pagamenti, la legge prevede un termine di prescrizione di 5 anni. Si tratta di un orientamento decisamente minoritario in giurisprudenza, che è stato recentemente smentito anche dalla Cassazione, che è intervenuta sulla questione con sent. 4283/2010. Nella stessa si afferma che è impossibile applicare la prescrizione quinquennale per l’IRPEF, in quanto la periodicità dell’imposta in questione è dovuta al fatto che deve essere riaggiornata ai valori presenti. Non si tratta dunque di pagamento periodico.

Come decorrono i 10 anni? Come si interrompono?

Ogni qualvolta che l’Agenzia delle Entrate si fa viva con una notifica di un atto di riscossione, la prescrizione si interrompe e comincia a decorrere da zero. Questo vuol dire che una volta ricevuta la notificazione bisogna cominciare di nuovo a contare 10 anni.

Lo stesso vale per la cartella: una volta notificata, il debito che abbiamo contratto con l’IRPEF si prescrive, di nuovo, in 10 anni. Gli atti che interrompono la prescrizione devono essere, ovviamente, notificati secondo le leggi, a pena di invalidità.

I termini di decadenza della cartella

La cartella che insiste sul nostro debito IRPEFè invece soggetta a termini di decadenza, che sono diversi da quelli di prescrizione. Secondo l’art. 25 del DPR 602 del 1973 infatti Equitalia deve necessariamente agire per riscuotere le imposte sui redditi entro il l’ultimo giorno dell’anno (ovvero il 31 Dicembre):
  • del secondo anno a partire dall’accertamento, quando le somme dovute lo sono in virtù di accertamenti di ufficio da parte delle autorità preposte;
  • del terzo anno, cominciando a contare da quello in cui abbiamo presentato la dichiarazione. In caso contrario si conta dalla scadenza dell’ultima rata, solo nel caso in cui però il termine per il versamento della rata in questione vada oltre il 31 Dicembre dell’anno in cui abbiamo presentato la dichiarazione;
  • del quarto anno sempre a partire dalla dichiarazione del reddito, quando le somme in questione sono richieste in seguito a controlli di tipo formale.
Quando i termini sopra indicati non vengono rispettati da Equitalia, per questa diventa impossibile iscrivervi a ruolo per riscuotere quanto dovuto in virtù dell’IRPEF. Questo non vuol dire che però il debito sarà estinto, perché per l’Agenzia delle Entrate si presenta comunque la possibilità di poter adire le vie legali e dunque di riscuotere quanto dovuto con un ricorso al giudice ordinario.

Quando invece si presenta la prescrizione, per Equitalia è impossibile andare a riscuotere la tassa in quanto non esiste più il debito. Nel caso invece di decadenza, l’Agenzia delle entrate deve utilizzare i canali “normali” e non quelli particolari riservati ad Equitalia, che invece di una causa amministrativa ci consentono di poter contare su una causa giudiziale, con tutto quanto ne comporta a livello di costi e tempistiche.

Calcolare la prescrizione IRPEF non è sempre facile e per questo motivo, soprattutto nelle situazioni più complesse, sarebbe più che consigliabile affidarsi ad uno specialista che possa garantirci una gestione della cosa per quanto possibile professionale e attenta ai dettagli.

Chi vuole saperne di più sulla questione trova i riferimenti normativi in:
  • Art 2946 del nostro Codice Civile, che indica i termini di prescrizione
  • La Sentenza del Comm. Trib. Reg. Catania, n.4963 del 2011, che indica l’orientamento minoritario per il quale i tributi periodici sarebbero prescritti entro 5 anni
  • La Sentenza del Tribunale di Roma, n. 981 del 1990, che ha lo stesso orientamento del Comm. Trib. Reg. Catania, sull’estinzione “breve”
  • La sentenza n. 4283 della Cassazione, dove invece si ribadisce il termine perentorio dei 10 anni

Riforma pensioni 2016, proposte per la pensione anticipata: tutte le ipotesi - Guida

In questo articolo facciamo il punto sulla riforma pensioni 2016, presentando schematicamente tutte le proposte di pensione anticipata che sono state illustrate nel corso del 2015 e che si trascineranno anche durante il 2016 da poco iniziato. Il leitmotiv è flessibilità in uscita: tutti la annunciano, tutti la promettono ma per ora non ci sono cambiamenti particolari ed anche la Legge di Stabilità recentemente presentata ha deluso i più. Se per l'opzione donna e per gli esodati, infatti, si intravede qualche spiraglio, per i lavoratori precoci c'è ancora da attendere: Renzi ha promesso una soluzione definitiva ad inizio anno, staremo a vedere se sarà vero oppure no. Su questa pagina indichiamo sinteticamente, con aggiornamenti periodici, i pro ed i contro di tutte le proposte, unitamente alle possibilità che le soluzioni possano effettivamente essere approvate.

Ultime notizie sulla riforma pensioni: lavoreremo fino a 70 anni!

In questa prima parte ricostruiamo le ultimissime news sulla pensione anticipata mentre nella parte successiva dell'articolo trovate lo schema riepilogativo. Hanno fatto rumore le ultime dichiarazioni di Boeri che, parlando dei conti dell'INPS, ha comunque assicurato la tenuta del nostro sistema pensionistico nel medio-lungo periodo.

L'allarme, però, è un altro ed è ben più grave. Il presidente dell'INPS, infatti, ha affermato che i  nati nel 1980, se restassero così le cose, se la vedrebbero davvero brutta: oltre il 60 per cento di loro prenderà soltanto la pensione di vecchiaia e, di conseguenza, lascerà il posto (chi di loro riesce a non restare disoccupato!) nel 2050 a 70 anni di età. Le pensioni, e questo lo abbiamo già detto più volte, saranno poi più basse fino anche del 25 per cento rispetto ad oggi. A quanto pare, quindi, c'è poco da stare allegri!

Recentemente, poi, lo stesso Boeri è tornato a sollecitare un intervento urgente sulla flessibilità in uscita senza che, al momento, arrivassero particolari aperture oltre a quelle che conosciamo ormai da anni.

Sintesi degli ultimi avvenimenti

Riassumiamo il canovaccio che abbiamo raccontato negli ultimi mesi su queste pagine. Scendono le quotazioni di alcune proposte originariamente considerate più attendibili, come ad esempio la quota 100, mentre cresce il gradimento verso i pensionamenti flessibili. Tuttavia nelle ultime settimane è arrivato lo stop di Tito Boeri, presidente INPS, che ha bocciato gran parte delle proposte perchè troppo costose. La sua posizione, al momento, è quella di favorire il prepensionamento dei lavoratori con il metodo interamente contributivo, mandando in soffitta il sistema misto che, per i giovani, già non esiste più. Tale ragionamento piace poco sia al governo Renzi che a quelli che, come Cesare Damiano, predicano una flessibilità in uscita basata su penalizzazioni decrescenti.

Nelle prime settimane del 2016 non sono arrivate novità sostanziali: il dibattito è appiattito sulle solite proposte e dal governo Renzi, al momento, non c'è alcun segnale. Tutto fermo, dunque, nell'attesa che il tema sia finalmente affrontato seriamente. L'attenzione della politica, in queste settimane, sembra essere decisamente altrove.
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Questo articolo è soggetto ad aggiornamenti periodici alla luce delle dichiarazioni e delle nuove proposte dei principali protagonisti della vita politica, sindacale ed economica. I contenuti sono rivisti costantemente dalla redazione per fornire all'utente un quadro completo dal cantiere della previdenza e per chiarire tutti i dubbi che possono sorgere nel corso della pubblica discussione.

Consigliamo la lettura delle guide di Affari Miei su


--- Principali proposte di riforma pensioni ---


Quota 100: la proposta di Cesare Damiano per la pensione anticipata

Tra le varie idee è quella che è risultata a lungo la più gradita ai pensionandi, sebbene nelle ultime settimane abbia perso l'appeal iniziale in favore della quota 41. La soluzione vedrebbe l’uscita dal lavoro esattamente come avveniva nella pensione di anzianità soppressa dalla Fornero ma con qualche anno di ritardo. Età minima 62 anni a cui aggiungere 38 anni di contributi, con 63 anni servirebbero invece 37 anni di versamenti e così via (nella formulazione originaria occorrevano 60 anni di età più 40 di contributi).  Oggi servono 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne per accedere alla pensione anticipata (che è il nome dell’istituto, sebbene molti intendono il termine come mera anticipazione della pensione). E’ una delle soluzioni più “difficili” da attuare a causa degli elevati costi: si stima una spesa superiore ai 10 miliardi.
La Lega Nord ha depositato una sua proposta di quota 100 che prevede l'uscita con 58 anni di età e 42 di contributi: si tratta di una variante che sarà esaminata dal Parlamento.

Quota 100 con esodo volontario: Ercolani presenta la variabile della proposta Damiano

L’abbiamo presentata in una lunga intervista all’ingegner Ercolani. Sinteticamente, l’uscita con la quota 100 sarebbe opzionale e non si percepirebbe immediatamente la pensione: questa arriverebbe dopo qualche anno, leggermente maggiorata. In pratica, l’uscita servirebbe a chi può mantenersi qualche anno con risorse proprie stipulando una sorta di contratto con lo Stato. I pro ed i contro sono stati spiegati nell'articolo indicato ad apertura del paragrafo. Inoltre, suggeriamo la lettura della riflessione sul rapporto tra riforma pensioni e Ministero della Sanità.

Pensione flessibile con penalizzazioni decrescenti e quota 41: il Ddl Damiano

Si tratta di un’altra proposta che vede Cesare Damiano come primo firmatario. Età minima 62 anni con 35 anni di contributi: si percepirebbe inizialmente un assegno decurtato dell’8% che andrebbe a scalare fino a raggiungere lo zero (quindi fine della penalizzazione) a 66 anni. Alleghiamo l’infografica di Pensioni Oggi.
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Fonte: Pensionioggi.it
Con 41 anni di contributi si conseguirebbe la pensione di vecchiaia indipendentemente dall’età, come accadeva quando era in vigore la pensione di anzianità (all'epoca bastavano 40 anni e si parlava dei c.d. quarantisti per indicare chi lasciava il lavoro dopo 40 anni di contributi). Le ultime notizie provenienti dalla politica vedono crescere le possibilità che questa soluzione possa essere approvata, sebbene non si è ancora capita precisamente la natura e la quantità del taglio che si andrebbe a stabilire per favorire l'uscita dal lavoro. Dopo la sentenza della Consulta sulla Legge Fornero, questa soluzione ha progressivamente preso piede anche se le ultime notizie di settembre hanno segnato una netta frenata da parte della politica.
Leggi anche: Pensione integrativa, guida di Affari Miei ai piani individuali pensionistici - Previdenza complementare, come non farsi fregare dalle polizze vita

Prestito pensionistico: la proposta dell’ex ministro Giovannini ripresa dal PD

Il prestito pensionistico è un'idea lanciata qualche anno fa dall’ex ministro del Lavoro Giovannini: i lavoratori prossimi alla pensione riceverebbero un prestito di circa 700 euro che restituirebbero, maturati i requisiti per la pensione, con piccoli prelievi mensili. Detto anche “mini pensione”, è una soluzione “low cost”: la stima è di circa 1 miliardo. La critica che gli viene mossa è che si rischia di non risolvere il problema perché ci sarebbero comunque molte persone che riceverebbero una cifra che non consentirebbe loro di vivere dignitosamente.

Nel mese di luglio 2015 il Partito Democratico ha depositato al Senato un DDL a firma di Giorgio Santini e supportato anche da Pietro Ichino. Esso prevede per i lavoratori over 55 l'estensione dell'ASDI, il nuovo sussidio di disoccupazione introdotto con il Jobs Act, per un anno anzichè sei mesi. Trascorso questo periodo, essi potrebbero accedere all'APA (Assegno pensionistico anticipato) del quale, una volta conseguito il diritto ad andare in pensione, dovrebbero restituire i 2/3 con piccoli prelievi sulla futura pensione.

Nel mese di ottobre, in vista della Legge di Stabilità 2016, è circolata una nuova ipotesi di prestito pensionistico con la partecipazione delle aziende: in pratica l'intervento statale sarebbe solo marginale in questo caso mentre alle imprese verrebbe chiesto di accollarsi il prestito ai lavoratori in cambio di benefici non ancora precisati. I lavoratori, una volta raggiunti i requisiti per la pensione, restituirebbero l'importo alle aziende. La proposta è stata criticata perchè opzionale e difficilmente realizzabile soprattutto per le piccole imprese che sono l'ossatura del nostro sistema economico produttivo.

Pensione anticipata 2016 con ‘Opzione Uomo’: regime sperimentale per tutti?

E’ un’altra proposta che è stata fatta alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. In pratica verrebbe esteso il regime contributivo delle donne per tutti. Oggi è in vigore l’opzione donna: prepensionamento a 57 anni e 3 mesi con 35 anni di contributi. L’assegno percepito è però interamente contributivo. Sulla questione si è scritto molto fino ad una parziale proroga del regime sperimentale al 31 dicembre 2015. La cosiddetta opzione uomo, comunque, non ha avuto al momento grandissimo seguito.

Pensionamento anticipato tramite accordo lavoratore-azienda e riscatto contributi della laurea. DDL 1941 depositato al Senato da Sacconi

E’ la proposta dell’ex ministro dei governi Berlusconi Maurizio Sacconi che abbiamo raccontato unitamente al riscatto agevolato dei contributi per gli anni un cui sono stati compiuti gli studi universitari. Praticamente le imprese, per “svecchiare” il personale, pagherebbero una quota per anticipare il pensionamento dei lavoratori e favorire la flessibilità in uscita. Non sembra piacere molto, tant’è che se ne parla poco.
A maggio, infine, al Senato Sacconi ha depositato il DDL 1941 per proporre la pensione anticipata dei lavoratori in maniera flessibile. Il disegno di legge ricalca molto quello di Cesare Damiano e prevede, inoltre, incentivi per le madri lavoratrici, con il calcolo di contributi doppi nel periodo di astensione dal lavoro per maternità o puerperio.
Letture consigliate: Quando finirà la crisi economica in Italia? - E' possibile cambiare vita a 50 anni?

Proposta di Salvini: 1.000 euro al mese di pensione a tutti con 40 anni di contributi

La proposta del leader della Lega prevede un assegno universale di 1000 euro a cui si accede con 40 anni di lavoro. I contributi previdenziali "ulteriori" alla soglia di 5 mila euro annui per raggiungere tale soglia verrebbero restituiti in busta paga al lavoratore. La soluzione, chiaramente, riguarderebbe i giovani. Per approfondire, consigliamo la lettura del post dedicato linkato in precedenza.

Proposta per la pensione anticipata di Boeri: riforma pensioni in 5 punti

Nel corso della relazione annuale dell'INPS dell'8 luglio 2015, il presidente Tito Boeri ha lanciato la sua proposta di riforma pensioni articolata, fondamentalmente, su 5 punti precisi. Bocciatura per quota 100, quota 41 e pensionamenti flessibili, sostenuti da Damiano e da una parte del PD. Nei primi giorni del mese di novembre, poi, è rimbalzata sulla stampa nazionale la bozza che in estate il presidente dell'INPS inviò al governo che esplicita nel dettaglio tutti i passaggi più importanti.
Ecco i 5 punti in sintesi:
  1. reddito minimo garantito per over 55: il presidente INPS propone di garantire con forme di assistenza quei lavoratori che hanno perso il proprio impiego in età avanzata. La misura va finanziata con la fiscalità generale;
  2. unificazione dei trattamenti previdenziali: stop alle tante pensioni che vengono percepite, tutti i trattamenti vanno unificati in un unico assegno mensile;
  3. stop ai vitalizi dei parlamentari: Boeri ha chiesto al Parlamento di rendere pubblici i criteri con cui vengono calcolati i vitalizi che sono, a tutti gli effetti, delle baby pensioni. Per il numero uno INPS bisogna interrompere le differenze tra generazioni e categorie e prevedere criteri univoci per tutti;
  4. flessibilità sostenibile: l'età pensionabile può essere anticipata solo se il montante contributivo accumulato viene spalmato su più anni. In poche parole, contributivo per tutti se si desidera di lasciare il lavoro in anticipo rispetto a quanto ora prevede la legge, in ossequio agli aumenti dell'aspettativa di vita;
  5. contributi anche dopo la pensione: l'INPS vuole offrire la possibilità alle imprese di versare contributi agli ex dipendenti o ai lavoratori di versarli anche se percepiscono già la pensione e svolgono altre attività. Questo vuole essere un incentivo a non lasciare la vita lavorativa attiva.
La proposta di Boeri non ha avuto seguito visto che il governo Renzi non l'ha mai valutata nel concreto. E' stata criticata da Damiano, che ha invitato l'INPS a non occuparsi di legislazione, e da Poletti, che si è detto contrario ai tagli degli assegni d'oro.
Leggi anche => Quando vado in pensione?

Aumento pensioni minime: dal 2018 Renzi invierà 80 euro anche ai pensionati?

L'annuncio è arrivato durante l'assemblea PD del 18 luglio da parte del premier Matteo Renzi. In occasione delle elezioni politiche il leader Dem punta a bissare il successo elettorale del 2014 alle europee, estendendo (o promettendo di farlo) il bonus degli 80 euro ai pensionati con redditi inferiori a 25 mila euro. Ancora ignote le coperture ma, se questi sono i tempi, ci sarà modo di capire se si tratta di una proposta seria o di un annuncio per strappare qualche titolo di giornale. Intanto la miccia della discussione è stata accesa e siamo sicuri che se ne parlerà molto spesso.

Part-time agevolato per favorire il prepensionamento?

La notizia è approdata sui principali organi di stampa ad inizio settembre ed ha trovato riscontri nella Legge di Stabilità 2016 in corso di approvazione. In pratica l'azienda consentirebbe, secondo quanto scrive il quotidiano La Stampa, di ridurre l'orario di lavoro dei pensionandi impegnandosi a pagare i contributi integralmente e ad assumere un giovane. In cambio, ovviamente, le imprese riceverebbero delle agevolazioni economiche da parte dello Stato.

Pensione anticipata con tagli entro il 15%

Altra ipotesi circolata a settembre prevede una variabile della quota 41 con tagli più consistenti. In pratica il governo, secondo diverse indiscrezioni, starebbe lavorando a prevedere la pensione anticipata a partire da 63 anni, con 3 anni di anticipo rispetto alla vecchiaia, con tagli che vanno dal 3 al 5 per cento annuo fino ad un massimo del 12-15%.  Al momento questa ipotesi è stata solo battuta dalla stampa, nessun membro del governo l'ha ancora esplicitata.

Riforma pensioni 2016: le novità della Legge di Stabilità

Era atteso il Consiglio dei Ministri in cui il Governo Renzi annunciava la Legge di Stabilità che arriverà in parlamento per la tradizionale sessione. Non sono arrivate novità significative, tutto si è svolto nell'ottica di quanto abbiamo scritto nel corso del 2015. In sintesi, le novità più importanti sono queste:
  • attuata la settima salvaguardia per gli esodati (i comitati, però, lamentano che circa 20 mila lavoratori resteranno tagliati fuori);
  • prorogata l'opzione donna al 2015 e valutare cosa fare per il futuro (sono rimaste tagliate fuori le signore nate nell'ultimo trimestre del 1958 e le lavoratrici autonome dell'ultimo trimestre del 1957 a causa dell'aspettativa di vita. Sul punto la Legge di Stabilità ha previsto un intervento ogni anno, a settembre, per verificare la possibilità di prorogare il regime);
  • prevedere interventi ad hoc contro la povertà (non si è ancora capito quali sono!);
  • prepensionamenti con part-time e versamento dei contributi a carico dell'azienda per lavoratori over 63: le aziende verserebbero lo stipendio ridotto ed i contributi per intero, salvaguardando la futura pensione. Lo Stato si accollerebbe i contributi figurativi.

Quota 42 e 43: Boeri contro i sindacati?

La cronaca degli ultimi mesi ha visto crescere i consensi verso la quota 41, tant'è che anche i sindacati si sono detti a favore per risolvere definitivamente la vertenza dei precoci. Tito Boeri, presidente dell'INPS, ha sostenuto invece la possibilità di quantificare una quota di uscita scollegata dall'adeguamento all'aspettativa di vita a 43 anni per gli uomini e 42 anni per le donne: parliamo, ovviamente, di anni di lavoro e non anagrafici. Tale idea, però, è piaciuta molto poco ai sindacati.

I punti della riforma pensioni nel 2016

Alla luce delle mancate novità auspicate in Legge di Stabilità, restano aperti i seguenti fronti che caratterizzeranno il dibattito per le prossime settimane:
  • esodati - non tutti sono stati salvaguardati e nelle ultime settimane dello scorso anno è circolata una voce che parla di un ottavo provvedimento di tutela;
  • opzione donna - sono rimaste tagliate fuori le signore di cui si è detto prima che, insieme a quelle che a breve matureranno i requisiti previsti per il 2015, chiedono una proroga al 2018 del regime sperimentale;
  • lavoratori precoci - il filone numericamente più importante è ancora al palo, con tutte le varie proposte sulla flessibilità in uscita di cui abbiamo detto sopra.
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    Rendimento libretto postale 2016: tasso netto ed interessi sui risparmi

    Qual è il rendimento del libretto postale nel 2016? Come è noto esistono varie tipologie di libretto: c’è quello nominativo ordinario e nominativo ordinario Smart, quello per minori, quello giudiziario e quello al portatore. Che interessi ottengo se deposito i miei risparmi su un libretto postale? Andiamolo a scoprire insieme precisando subito che al tasso lordo occorre sottrarre la tassazione sugli interessi maturati pari al 20% a partire dal 2014 (quindi il tasso nettoè ancora più basso) e l’eventuale imposta di bollo per i depositi superiori a 5 mila euro, fissata una tantum in 34,20 euro. Prima di sottoscrivere, dunque, valutare attentamente se conviene questa forma di gestione del risparmio oppure no.

    Poste Italiane gode di un grande favore tra i risparmiatori: molti hanno un conto postale o comunque sono storici clienti dell'istituto che recentemente si è quotato in borsa raccogliendo delle buone performance. Segnali, questi, che la stabilità delle Poste nel medio-lungo periodo non viene messa in discussione dal mercato. Ovviamente a noi non serve solo capire se la Posta è sicura ma se ciò che ci propone (nel nostro caso il Libretto Postale) è conveniente oppure no.
    Leggi anche => Come investire i propri risparmi nel 2016


    Rendimento libretto postale ordinario 2016: interessi netti

    Andiamo ad analizzare le condizioni che sono valide a partire dal 1° gennaio 2016. Nella tabella che indichiamo di seguito si riportano i rendimenti lordi a cui bisogna sottrarre i costi indicati in apertura del nostro articolo.
    Tipologia di Libretto Postale
    Rendimento Lordo
    Libretto Nominativo Ordinario
    0,03%
    Libretto Nominativo Smart
    0,05% annuo + eventuale promozione
    Libretto al portatore
    0,01%
    Libretto per minorenni
    0,01%
    Libretto giudiziario
    0,01%

    Per i libretti nominativi viene assegnata una carta libretto con cui effettuare depositi e prelievi tramite il circuito Postamat. Il prelievo massimo giornaliero con la carta è 600 euro, in un mese non si può prelevare una somma superiore a 2500 euro. Con la carta si possono effettuare al massimo 40 operazioni senza annotazione sul libretto: scadute le operazioni occorre recarsi al più vicino ufficio postale per una nuova annotazione che sbloccherà nuovamente la carta. Per i minorenni gli importi delle operazioni giornaliere e mensili sono più bassi.

    Leggi anche le nostre guide sui prodotti postali:

    Conviene aprire un libretto postale? Il rendimento è basso, meglio guardare altrove

    Il libretto di risparmio postale è comodo per chi ha stabilito l’accredito della pensione e non ha un conto corrente. Gli interessi sono in questa fase molto bassi, se si considera che il tasso indicato è lordo. Nemmeno più l'opzione Smart, per un certo periodo apparsa come un vero e proprio "concorrente" dei conti deposito, pare essere in grado di dare grosse soddisfazioni. Per questo motivo, al momento, il libretto postale non ci pare affatto uno strumento di investimento dei risparmi ma, al massimo, "un luogo di transito" per accrediti ricorrenti come la pensione.

    Vero è che la Posta, almeno agli occhi di molti utenti, sembra garantire una certa immagine di sicurezza e stabilità ma questo, da solo, non basta per dire che conviene sempre e comunque depositare i propri risparmi. Ciò vale anche perchè il cliente tipo che sceglie di affidarsi alla posta potrebbe benissimo optare per altre forme di deposito leggermente più redditizie come i conti correnti o i conti deposito che su Affari Miei abbiamo ampiamente recensito.

    Per conoscere nel dettaglio tutte le informazioni sugli investimenti sicuri, vi consigliamo di leggere il nostro e-book dedicato alla gestione dei risparmi. Per restare aggiornati sul tema, poi, vi invitiamo ad iscrivervi alla newsletter che trovate in basso o al canale Telegram ufficiale: vi invieremo solo i contenuti migliori direttamente su pc, smartphone e tablet.

    Eni Famiglia: opinioni e commenti tariffe energia

    Tra le promozioni attualmente attive in Eni, ne troviamo molte davvero adatte a tutte le famiglie. In particolar modo, la società si sta concentrando nello sviluppare un piano tariffario che possa permette a loro un introito di clienti e a quest’ultimi un risparmio ragionevole. In tanti, quindi, inseguono opinioni e commenti su forum e blog specializzati, al fine di decidere se aderire alle promozioni ed alle tariffe messe in campo dal noto operatore.
    Tra le migliori offerte Eni Famiglia del momento troviamo il cosiddetto “SottoControllo Luce” e il pacchetto “Eni Link Luce”. Entrambi hanno i loro vantaggi e svantaggi, a seconda dell’utilizzo dell’energia che siete abituati a fare in casa.

    Innanzitutto, il fulcro del primo pacchetto risiede nella creazione di un tetto massimo di spesa, per un periodo di due anni, per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica. Questa formula è diversa dal cosiddetto “prezzo bloccato”, che consente di pagare sempre il solito prezzo.

    L’offerta di Eni SottoControllo prevede il pagamento massimo previsto nel caso in cui i prezzi di mercato superino una certa soglia, oppure il valore di mercato se questo è inferiore alla soglia precedente.  I più "tecnologici" potranno inoltre iscriversi al sistema “webolletta” che risparmierà carta e vi permetterà di trovare la bolletta dell’energia elettrica direttamente nella vostra casella di posta virtuale.  Sicuramente la decisione di creare un tetto massimo è per ora unica ed estremamente comoda. ifferente è invece la promozione Eni Link Luce, che tuttavia, propone sempre una soluzione efficiente per risparmiare sulla spesa dell’energia elettrica.  Prima di tutto, in questo caso, siamo davanti ad un’offerta monoraria che prevede un prezzo bloccato per 24 mesi del costo dei kWh. Ad oggi, tale costo ammonta a 0,052 euro/kWh per 24 ore. Se si sceglie la tariffa bioraria, invece, la tariffa ammonta a 0,565 €/kwh per l'orario lavorativo che va dalle 8 alle 19 ed a 0,0430€/kwh per il restante tempo disponibile durante la giornata.

    Per confrontare con Affari Miei le migliori offerte luce e gas per la casa, clicca qui!

    Eni famiglia: una polizza per proteggere la casa

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    Eni Famiglia: offerte e tariffe
    Immagine tratta dal sito Enel
    Un altro prodotto creato recentemente da Eni, e adatto a molte famiglie è il pacchetto assicurativo Eni Sos Casa. Innanzitutto, ricordiamo che questa formula è completamente gratuita per tutti coloro che hanno un contratto di fornitura di luce e/o gas con la società.

    Questa è una semplice assicurazione che permette di coprire tutti i danni economici derivanti dal non funzionamento di un elettrodomestico o dal furto o dal tentato furto. Il costo non è però coperto al 100 per cento.

    Vediamo ora, insieme, alcuni casi per comprendere quanto in realtà si risparmia l’anno. Nel caso in cui, il guasto di oggetti, sia dovuto ad un black out elettrico all’interno dell’abitazione, per un massimo di tre sinistri l’anno, si ha diritto ad un massimo di 150 euro per l’uscita e la manodopera dell’elettricista e 150 euro per i materiali danneggiati. Stessi massimali anche per quanto riguarda i problemi di idraulica, per l’intervento di un fabbro o di un sorvegliante. Per la termoidraulica invece, vi è un massimo di tre sinistri l’anno con un massimale annuale di 450 euro.

    Il nostro spazio specifico può tornarvi utile per approfondire le notizie relative alle offerte luce e gas del mercato libero.

    Voltura e subentro Enel: costo, modulo e richiesta online

    Dovete effettuare la volturao il subentro Enel? Sia che l’operazione debba essere svolta per la fornitura dell’energia elettrica che per il gas (o per entrambe) è necessario porre in essere una procedura. La voltura o il subentro Enel luce e gas ha un costo, che andremo ad illustrare, unitamente al procedimento da porre in essere per effettuare la richiesta online. In questo articolo, poi, capiremo quali sono i documenti che servono e le informazioni da conoscere, così da evitare perdite di tempo per un'operazione che, per chi non ama la burocrazia, può risultare anche piuttosto noiosa.

    Per prima cosa, è bene che spieghiamo la differenza tra voltura e subentro. Il subentroè la riattivazione del servizio dopo che, in precedenza, è stata effettuata la disdetta della forniture di luce e/o gas.

    La voltura, invece, consiste nel cambio di nominativo del titolare del contratto e si fa senza che sia stata ultimata la procedura per la disdetta: in pratica la fornitura non viene interrotta ma semplicemente cambia l’intestatario e, quindi, colui che poi paga la bolletta. Ha il vantaggio di essere più veloce perchè assicura la continuità della fornitura che, appunto, non viene mai sospesa.

    Come si effettua la voltura Enel online?

    Se si opera nel mercato liberoè tutto più semplice. Per effettuare la voltura Enelè necessario essere in possesso del codice POD, se si tratta di energia elettrica, oppure PDR, se riguarda la fornitura di gas. Ovviamente è necessario, tra i documenti, allegare come sempre carta d’identità e codice fiscale del richiedente e conviene, poi, inviare la lettura dei contatori, numero di telefono ed indirizzo e-mail valido.
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    Costi voltura e subentro Enel
    Immagine tratta dal sito Enel Energia
    Dovete indicare, poi, l’indirizzo del precedente intestatario della bolletta e l’attestazione della residenza, cioè un documento che attesti a che titolo risediate nella casa (per il contratto d’affittoè necessario fornire gli estremi della registrazione all’Agenzia delle Entrate). Infine, poi, non dimenticate di indicare la potenza dei contatori per i quali chiedete di intestarvi il contratto. Per svolgere la procedura online, in pratica, è come se dovreste attivare da capo il contratto: cliccando qui, dunque, finirete nella parte del sito di Enel in cui svolgere il tutto compilando l’apposito form. Nel corso della procedura vi comparirà l’opzione “voltura” che, appunto, qualifica le operazioni in essere. Fatto questo, riceverete via mail le condizioni di contratto da firmare ed inviare unitamente agli altri dati che vi saranno richiesti. La vostra risposta va inviata entro 10 giorni, altrimenti bisognerà ricominciare da capo. Se non volete svolgere il procedimento su internet, potete farlo telefonicamente, chiamando il servizio clienti e chiedendo istruzioni.

    Subentro Enel: come si fa?

    Abbiamo detto che il subentrodetermina una riattivazione di una fornitura precedentemente interrotta. Anche in questo caso la procedura online è molto semplice se si opera nel mercato libero ed è essenzialmente simile alla voltura. Comunque, per iniziare, basta andare sul sito Enel Energia, selezionare lo spazio dedicato alla casa e chiedere l’attivazione di un contratto. Per ciò che riguarda i documenti ed i dati che bisogna indicare online e quelli che occorreranno successivamente, dovete essere in possesso dell’indirizzo, dei vostri dati personali, degli estremi dei documenti, del titolo abitativo, della potenza richiesta (kwh) e del numero cliente che fu del precedente cliente.

    Se non si opera nel mercato libero e ci si rivolge ad Enel Servizio Elettrico, dopo è necessario recarsi presso il Punto Enel più vicino oppure chiamare il numero verde 800 900 800 da rete fissa e il numero 199 50 50 55 dal cellulare (in questo caso si paga il costo che viene applicato dall’operatore telefonico). La documentazione giungerà a casa e dovrà essere restituita compilata e firmata, con invio ad Enel e con le spese postali a carico del gestore. Tutte le indicazioni, comunque, sono scritte nella lettera di accompagnamento.

    Costo voltura e subentro Enel

    Veniamo all’analisi dei costi da sostenere. La voltura costa 27,52 euro così come il subentro: le spese vengono addebitate sulla prima bolletta. Nel mercato libero la quota è a discrezione del gestore, al costo comunque si vanno ad aggiungere altri oneri quali.

    Se, invece, si opera nel mercato di maggior tutela, interviene l’Autorità per l’Energia elettrica e il gas che determina il costo in maniera standard. Esso è pari a 23 euro di contributo fisso, 27,52 euro relativi ad oneri amministrativi e 14,62 euro di imposta di bollo.

    Conviene fare il subentro o la voltura? 

    Visto che le spese fondamentalmente si equivalgono, conviene la voltura se si desidera immediatamente ricevere la fornitura perché accorci ai tempi di attesa. Se, chiaramente, c’è già stata la disdetta dal precedente contraente, non vi resta che fare il subentro.

    Quale offerta conviene?

    Per confrontare le migliori offerte da scegliere, vi invitiamo, dopo aver letto i consigli di Affari Miei, ad avvalervi del comodo comparatore di tariffe:
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    Tim Vision: opinioni, come funziona, costi mensili. Guida completa

    Quando si guarda la tv, due dei limiti in cui può incappare il telespettatore sono gli orari rigidi e la presenza di pubblicità che interrompono la visione. Un servizio che permette di aggirare questi due fattori è quello offerto da Tim Vision, che sarebbe quello che un tempo si chiamava CuboVision, ossia la TV on demand proposta dal gruppo Tim (ex Telecom Italia). Vediamo insieme di cosa si tratta, cercando di individuare le nozioni che ci interessano circa il funzionamento ed i costi mensili del servizio. Quali sono le opinioni degli utenti che l'hanno valutato?

    Tim Vision: caratteristiche e differenze dalle altre pay tv

    Come abbiamo accennato, Tim Vision (ex CuboVision) consiste in una TV on demand, ossia una televisione a tutti gli effetti, la quale offre una gamma di programmi di vario genere, dall’intrattenimento alle rubriche scientifiche, dai film alle serie televisive e anche alla musica. Tale tv, però, è una tv flessibile, cioè permette allo spettatore di guardare i programmi che preferisce nel momento in si è più tranquilli e senza impegni o distrazioni, indipendentemente dal giorno o dall’orario. Inoltre, tale tv è libera da interruzioni pubblicitarie di vario tipo.

    Quali sono le caratteristiche differenziano Tim Vision da una pay tv classica? La differenza principale è che per poter usufruire di tale servizio è necessario poter sfruttare una connessione internet, in quanto con Tim Vision il cliente non viene dotato di antenne o parabole ausiliare alla ricezione del segnale.
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    Che cos'è Tim vision
    Immagine tratta dal sito della Tim

    Tim Vision tv on demand: tipologia di programmi offerti

    Quali sono i programmi offerti da Tim Vision? Il catalogo di questa tv flessibile è decisamente vasto, in quanto offre al cliente la scelta tra più di 6000 titoli, i quali sono elencati in comode sotto categorie, come potrebbe avvenire in una videoteca. Sottoscrivendo il contratto di abbonamento a Tim Vision, il cliente ha la possibilità di sfruttare l’offerta guardando contenuti di cinema, svariate serie tv e documentari, programmi per i bambini e varie repliche di altre fiction. Una tv vera e propria, insomma.

    Tim Vision tv: costi del servizio

    Il costo per l’attivazione di questo servizio varia a seconda che il cliente che decide di sottoscrivere il contratto di abbonamento sia un cliente di Tim oppure no, in quanto, lo ricordiamo, il servizio è legato alla linea telefonica.  Nel primo caso, attualmente, l’abbonamento a Tim Visionè in offerta a una cifra pari a 5 euro al mese con decoder gratuito. Per chi sia legato da un contratto di telefonia che si appoggia ad altri operatori di rete fissa, invece, il costo di attivazione è di 1 euro se eseguito on line e di 5 euro per i mesi successivi, decoder esclusi.

    Con quali dispositivi vedere i pacchetti Tim Vision?

    Con quali apparecchiature è possibile accedere ai servizi di Tim Vision? La tv on demand si può vedere su numerosi dispositivi. In particolare è possibile accedervi da tablet e smartphone, previa installazione dell’apposita applicazione per i clienti Tim. Chi non è cliente Tim, invece, può accedervi esclusivamente tramite rete Wi-Fi. Inoltre è possibile sfruttare il pacchetto via web, collegandosi all’apposito sito, o, ancora, tramite uno smart tv di ultima generazione che sia stato abilitato. Infine è ovviamente possibile sfruttare l’offerta tramite il metodo classico, ossia con il decoder Tim Vision collegato alla rete fissa e alla tv. Tale decoder viene concesso al cliente in comodato d’uso.

    Attivazione del servizio Tim Vision

    Per poter usufruire del servizio di Tim Vision è necessario sottoscrivere un contatto di abbonamento. Ciò è fattibile direttamente dal sito, andando nella sezione offerta, oppure, nel caso il cliente fosse in possesso di una Smart TV compatibile dal widget Tim Vision, è possibile accedendo all’apposita sezione TIM Vision TV. Per quanto concerne il pagamento, invece, è possibile scegliere di addebitare il costo sul proprio conto di Tim, oppure su una carta di credito del circuito Mastercard, Visa o American Express. Un requisito richiesto per perfezionare la procedura di acquisto dell’abbonamento o anche soltanto del singolo titolo sul Videostore, è l’impostazione di un codice PIN.

    Durata del Contratto di Tim Vision e recessione

    Il contratto stipulato con Tim per usufruire del pacchetto tv on demand di Tim Vision è da considerarsi a tempo indeterminato e quindi valido anche dopo la fine di un possibile periodo promozionale a cui il fruitore ha aderito per ampliare l’offerta. Se il cliente invece desidera recedere dal contratto stipulato, deve inviare una lettera scritta a cui allegare una copia della propria carta d’identità all’indirizzo presente nel conto Telecom Italia, oppure via fax. I clienti Tim che stiano decidendo di recedere potranno rivolgersi al numero 119. Tale numero è perciò riservato esclusivamente ai clienti Tim.

    Confronto tra Tim vision ed altri servizi

    Il servizio offerto da Tim Vision sembra avere un futuro roseo e promettente, in quanto la tv on demand sul web si sta facendo strada nelle case degli italiani. Tuttavia vi sono dei concorrenti molto validi ed affermati: parliamo del servizio Infinity, appartenente al gruppo Mediaset, il servizio Sky Online e infine il pacchetto di offerte proposto da Netflix. I prezzi dei servizi appena citati sono molto simili tra loro, ma ad esempio Infinity dà al cliente la possibilità di vedere i programmi in lingua originale, per cui non si riscontrano particolari differenze. Un limite di Tim Vision riguarda la banda internet consumata: infatti con questo servizio i GB di internet mobile non vengono decurtati dalla propria soglia di traffico mensile.

    Vediamo altre differenze tra le varie offerte dei vari servizi. Sky Online ha lo svantaggio di avere un prezzo leggermente più elevato, tuttavia l’offerta è più ampia e l’abbonamento si rinnova mese per mese, dando la possibilità di sospendere il pacchetto quando non lo si può sfruttare al massimo. Per quanto riguarda Netflix, invece, ha un catalogo titoli nettamente superiore con conseguente aumento dei prezzi. Tim Vision, lo ricordiamo, permette di guardare i propri programmi preferiti senza interruzioni pubblicitarie e senza vincoli di orario e nemmeno di data, ai costi che abbiamo elencato in precedenza in questo articolo. Insomma, non resta che effettuare delle valutazioni approfondite per poi decidere qual è il gestore in grado di fornirci un pacchetto di offerte che risponda alle nostre esigenze di prezzo o di tempo.

    Opinioni finali: conviene attivare Tim Vision?

    I lettori più appassionati di Affari Miei conoscono il nostro pensiero generale sulla tv. Tuttavia, facendone un uso limitato, si possono cogliere alcuni punti sicuramente vantaggiosi e, comparato con gli altri, il servizio di Tim sembra essere economico e competitivo.


    Disdetta Sky Online senza penali: come disdire l'abbonamento alla pay tv

    Molto spesso veniamo bombardati e allettati da centinaia di offerte che ci propongono servizi di varia natura. Tra queste offerte, vi sono quelle che riguardano la sottoscrizione ad un abbonamento ai servizi di pay TV come Sky Online, recentemente messo in campo da Sky per competere sul nascente mercato italiano della tv sul web ed affiancare il tradizionale servizio di televisione satellitare a pagamento. Bastano davvero pochi passaggi e nel giro di poche ore si sarà possessori di un decoder che ci permetterà di vedere i programmi che preferiamo.

    Se attivare questi servizi è semplice, dall’altro lato la disdetta del contratto senza penali firmato precedentemente richiede più pazienza, in quanto si rischia di incorrere in sanzioni e pagamenti di more. In particolare in questo articolo andiamo da affrontare come disdire un abbonamento Sky tradizionale e Sky Online senza incorrere in penali troppo salate o problemi di varia natura sotto il punto di vista burocratico. Quale iter seguire per evitare queste multe sgradite? Riuscire ad evitare il pagamento aggiuntivo non è un’operazione difficile, l’importante è seguire passo passo questi consigli circa la procedura a cui attenersi, rispettando le modalità ed i tempi corretti.

    Chi legge Affari Miei abitualmente e non solo in maniera sporadica sa come la pensiamo su questo tipo di consumi: la sezione Risparmio Casa parla proprio di economia domestica. Sia che voi siate sulla via di seguire le nostre indicazioni, sia che ve ne freghi ben poco di quello che vi suggeriamo quotidianamente, troverete estremamente utile questa guida.

    Effettuare la disdetta all’abbonamento Sky: i vari passaggi

    La disdetta Sky può essere effettuata in qualsiasi momento da parte dell’utente, avvalendosi del Decreto Bersani, DL 31/01/07 n. 7 - Gazzetta Ufficiale n. 26 del 01/02/07, convertito in legge in data 30/03/2007. Tale legge consente di recedere dall’abbonamento pagando il costo della disdetta anticipata del servizio, così come è anche affermato dallo stesso articolo 11 del documento che regola i termini del recesso con la seguente dicitura:
    “Il presente Contratto avrà durata di un anno decorrente dalla data di attivazione del Servizio e si intenderà tacitamente rinnovato di anno in anno salva la facoltà per l’Abbonato di recedere in qualsiasi momento con un preavviso di almeno 30 (trenta) giorni mediante comunicazione da inviarsi a Sky a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento”

    Come reperire il modulo di disdetta? 

    Se si desidera disdire il proprio abbonamento ai servizi della pay tv di Sky, ma il proprio contratto non è ancora scaduto (la scadenza naturale avviene dopo un anno di sottoscrizione da parte del cliente), è necessario collegarsi alla pagina apposita che si trova facilmente sul sito dell’azienda che offre il servizio che non si vuole più sfruttare. Qui si verrà inviati ad un modulo che andrà meticolosamente compilato inserendo i proprio dati personali e quelli relativi all’abbonamento di cui non si vuole più essere fruitori. Per questo è necessario avere i moduli riportanti tali dati per svolgere la compilazione in maniera efficace e rapida. Dopo aver seguito queste istruzioni bisogna cliccare il tasto “Salva”. A questo punto dovremo scaricare il modello compilato in formato PDF sul proprio computer e provvedere a stamparlo: il modulo va inviato a mezzo di raccomandata con ricevuta di ritorno insieme alla fotocopia di un documento d’identità in corso di validità. La busta va inviata all’indirizzo indicato nella pagina dell’azienda.

    Tempi e costi penali dell’annullamento dell’abbonamento Sky

    La richiesta di annullamento del contratto viene presa in considerazione entro 30 giorni, durante questo periodo si potrà continuare ad usufruire dell’abbonamento pagato. I costi di disattivazione del servizio che non è ancora andato incontro alla sua scadenza naturale (un anno, lo ricordiamo) ammontano a 12 euro circa di penale standard. A questi 12 euro vanno aggiunti altri soldi, ovverosia quelli relativi alle promozioni accettate al momento della sottoscrizione del contratto: infatti se si ha aderito ad un’offerta particolare, di uno sconto o di una promozione e si recede prima che sia trascorsa la durata minima stabilita da ciascuna offerta promozionale il cliente è obbligato a versare a Sky una somma pari all’importo dello sconto o al valore della promozione di cui ha beneficiato.
    Naturalmente la cifra di questa voce varia a seconda della quantità e del costo stesso dei servizi che si sono attivati.

    Infine non bisogna dimenticare di restituire il decoder e tutte le apparecchiature che Sky ha concesso in comodato d’uso entro 30 giorni dall’annullamento del contratto, altrimenti si sarà soggetti al pagamento di un’altra penale pari a 21 o 30 euro per ciascun dispositivo non restituito ai centri Sky. Se invece si decide di annullare un abbonamento Sky per un contratto che sta per giungere a scadenza naturale i costi saranno più contenuti. In questo caso, infatti, non sono previste penali o costi di disattivazione, sempre che si restituiscano tutte le apparecchiature e si rispettino i tempi del contratto stesso. Non solo nel caso in cui l’abbonamento fosse volto al termine, ma anche laddove il contratto sia stato sottoscritto da meno di 14 giorni i costi saranno contenuti: anche in questo caso si può riconsegnare il tutto a Sky gratuitamente e senza nessun obbligo contrattuale, sempre compilando il modulo che si trova in esso e spedendolo tramite raccomandata come visto in precedenza.

    Disdetta Sky Online

    Il nuovo servizio di Sky, ossia Sky online, è una proposta per chi non vuole stipulare un contratto classico di PayTv ma che non vuole rinunciare a contenuti altrimenti non visibili sulle reti nazionali in chiaro. Per questo molte persone hanno deciso di iscriversi al programma d’abbonamento Sky Online per non dover installare la parabola e prendere in affitto un decoder apposito il in alcune zone d’Italia non funziona al meglio. Nel momento in cui tale servizio non fosse più di interesse per colui che ha stipulato il contratto, allora è possibile disdire il contratto. Tale contratto è un servizio promozionale il cui periodo di prova costa un euro a settimana e permette di vedere film e serie TV in streaming. Vi è una sola clausola: l’attivazione promozionale di Sky Online è attiva a partire dalle 00.01 del giorno in cui viene fatta l’attivazione, indipendentemente dall’ora in cui si sottoscrive il tutto. Quindi se si stipula il contratto alle 23:58 del 18 febbraio, la scadenza del periodo di prova sarà alle 00:01 del 17 marzo. Se dopo la prova si retrocede da Sky on line allora non si avrà più diritto al periodo di prova pari a 7 giorni a un euro. Come già detto, il servizio Sky Online non prevede il comodato d’uso di oggetti come decoder, tv o telecomando tipici degli altri servizi di Sky.

    I metodi di pagamento accettati per il rinnovo dell’abbonamento Sky Online sono tramite carta di credito o tramite il circuito internazionale Paypal, veloce e sicuro. Ogni cliente può acquistare i ticket desiderati per avere accesso a determinati programmi la cui scadenza coinciderà con la fine del periodo di visione, variabile da prodotto a prodotto.

    Come disdire Sky online?

    È possibile fruire del diritto di recesso con relativo rimborso per i prodotti acquistati in prova nel caso in cui il cliente decidesse di retrocedere dal servizio entro i primo 14 giorni dell’attivazione. Disdire l’abbonmento è semplice, basta collegarsi al sito web di Sky Online, www.skyonline.it, inserire i proprio dati e accedere all’Area Personale per poi recarsi nella sezione relativa ai ticket mensili attivi. Ogni ticket si rinnova automaticamente alla scadenza del mese, per cui sarà sufficiente togliere la spunta all’attivazione automatica, per evitare che il mese successivo venga addebitato nuovamente l’importo dovuto per il servizio. Da questa piattaforma on line si può anche procedere alla cancellazione del proprio account: sarà sufficiente solamente accettare le condizioni e confermare la cancellazione definitivadell’account per non averlo più a disposizione.


    Nuovo contratto Enel: come fare attivazione online?

    Come fare un nuovo contratto con Enel? Si sa, l’energia elettrica è fondamentalenella vita di tutti i giorni e pensare una vita senza elettrodomestici, sarebbe veramente inconcepibile. Tra i vari fornitori dell’energia elettrica, il principale in Italia è proprio Enel.Stipulare un contratto non è difficile come molti potrebbero pensare. Bastano pochi e semplici passaggi e soprattutto pochi documenti per ultimare la procedura. 

    Da un po’ di anni a questa parte è possibile concludere un contratto Enel direttamente online. Cerchiamo, quindi, di scoprire insieme come si fa attraverso l’indicazione di una serie di piccoli ed utili accorgimenti per velocizzare il tutto, compiendo l'operazione in tempi ragionevoli.

    Se questa è la prima volta che siete su Affari Miei, nel darvi il benvenuto, vi invitiamo a dare uno sguardo alla sezione Risparmio Casa in cui potete leggere molti articoli con consigli utili per risparmiare tra le mura domestiche e consumare in maniera ponderata. Per gli approfondimenti, poi, si rimanda allo spazio specifico sulle tariffe luce e gas. La sezione dedicata alla telefonia, inoltre, vi aiuterà a gestire al meglio gli aspetti relativi alle offerte ADSL, chiamate e internet mobile.

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    Costo attivazione nuovo contratto Enel
    Nuovo contratto Enel: guida attivazione online

    Se si possiede già un contatore all’interno dell’abitazione, la prima operazione che bisogna fare è quella di procurarsi il codice cliente, ossiaun numero formato da 9 cifre.Se non si ha portata di mano tale codice, non è un problema, basta accedere al contatore e premere sul pulsante principale che si trova in alto a destra.
    Direttamente sullo schermo apparirà il codice cliente. A questo punto è possibile stipulare il contratto. Per farlo, le opzioni sono due, ovvero: chiamare direttamente al servizo clienti Enel 800. 900. 800 oppure in alternativa è possibile collegarsi al sito Enel e procedere con la richiesta online.

    Se si sceglie di stipulare il nuovo contratto Enel su internet, ecco quello che occorre fare

    • Per prima cosa bisogna registrarsi al sito Enel. Quindi cliccare alla voce “Clienti privati” e compilare ogni campo sottostante. Una volta che i campi sono stati completati confermare la registrazione del proprio conto. Per completare la registrazione bisogna attendere il messaggio di conferma direttamente sulla propria casella di posta. Una volta confermato il tutto, ora è possibile avere il libero accesso a tutti i servizi online.
    • Andare alla sezione dedicata alla stipula dei contratti e provare ad inserire il codice cliente, i Kw che si desiderano avere, ed infine l’indirizzo preciso per la fornitura.
    L’energia elettrica sarà attivata dopo poche ore dalla richiesta. Il contratto da firmare e rispedire sarà inviato per posta. Il costo dell’attivazione del servizio invece è di poco inferiore ai 100 euro.
    Se invece  il contatore non è mai stato installato all’interno dell’abitazione occorre fornire alla società i dati relativi al comune e provincia di residenza, nome e cognome, recapiti telefonici della persona fisica che ne fa richiesta. Inoltre bisogna specificare il tipo di attività che si andrà a svolgere all’interno dell’abitazione, la tensione e la potenza. Per vedere evasa la richiesta di allaccio bisognerà fornire fotocopia del documento di identità a cui sarà intestato il contratto.  Per ricevere il contratto, Enel provvederà a spedire il tutto all’indirizzo indicato dal richiedente. Per chi non lo sapesse, le spese contrattuali verranno addebitate direttamente sulla prima bolletta.

    Allacciamento Enel: tempi e modalità per allaccio luce elettrica

    Dovete fare l’allacciamento Enel e non sapete come procedere? In questa guida verrà illustrato in maniera dettagliata la procedura corretta per richiedere un nuovo allaccio elettrico.  La prassi non è difficile, ma è importante tenere in mente che sarà sempre l’Enelad allacciare la tua linea elettrica. In seguito se lo vorrai potrai cambiare operatore.

    Potrebbe tornare utile la nostra guida su come stipulare un nuovo contratto Enel. La sezione Risparmio Casadi Affari Miei contiene moltissimi consigli utili per risparmiare tra le mura domestica: vi consigliamo di leggerla per poter trarre spunti importanti ed ottimizzare i consumi.


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    Allaccio luce elettrica Enel: come funziona?

    Cos’è l’allacciamento Enel?

    L’allaccio luce non è altro che il collegamento tra la linea del distributore e l’impianto del cliente. La richiesta di allaccio può essere effettuata direttamente al distributore, oppure mediante un apposito atto scritto.

    Può essere rifiutato un allaccio della luce?

    L’impresa distributrice di energia elettrica può rifiutare di eseguire l’allaccio della luce con un’esplicita motivazione. Generalmente, questo avviene quando la cabina elettrica alla quale si dovrebbe collegare l’utenza è al massimo delle sue energie. Per il calcolo del preventivo o per definire eventuali lavori invece, l’operatore che lavora per conto del distributore eseguirà dapprima un sopralluogo.
    Per poter allacciare il contatore alla reteè di vitale importanza che l’utente dimostri che l’immobile sia in regola. E’ necessario compilare correttamente l’istanza 326. Altri documenti che bisogna allegare sono:
    • copia del documento di identità valido;
    • codice fiscale o partita Iva;
    • recapito telefonico del richiedente;
    • indirizzo della fornitura.

    Quali sono i tempi per l’allacciamento Enel?

    Per quanto riguarda la tempistica invece, il distributore che ha ricevuto la richiesta di allaccio, entro 5 giorni eseguirà il sopralluogo. Dopo l’accettazione del preventivo e del pagamento, verrà comunicato al richiedente quanti giorni occorrono per poter effettuare l’allaccio. Una volta che i contributi di allaccio sono stati regolarmente pagati, a questo punto il distributore attiverà la fornitura del servizio.

    Rimborso economico in caso di ritardo

    In caso di ritardo per l’allacciamento, naturalmente imputabile al distributore, è previsto un rimborso per il cliente ma solo per quanto concerne i lavori semplici.  Nel caso di lavori complessi, non è considerato alcun indennizzo.  Ma attenzione: è il cliente che deve realizzare a sue spese le opere necessarie del vano per il contatore elettrico. In questo caso non esiste alcuna forma di rimborso. Un consiglio: prima di attivare una qualsiasi tariffa luceè meglio confrontarle con le altre in maniera tale da scegliere quella che meglio si adatta alle proprie esigenze.

    Prescrizione tassa rifiuti e tributi locali

    Quando si affronta il problema della prescrizione dei debiti dovuti in seguito ad imposte e tributi locali, ci si deve preparare ad affrontare un discorso piuttosto complesso, spesso dai contorni indefiniti e per il quale non esiste ancora una giurisprudenza consolidata. In questa guida vedremo, dunque, cosa sapere e come comportarsi in relazione a questa specifica problematica.

    Il termine di prescrizione generico per i tributi locali

    Al contrario di quanto avviene per le imposte sui redditi, i tributi locali si possono considerare prescritti entro 5 anni. Si tratta di un termine che va calcolato o dal giorno in cui è dovuto il tributo, oppure, nel caso in cui ci siano state delle notifiche, dall’ultima notifica.

    Si tratta dell’applicazione della prescrizione breve, che è stata tra le altre cose confermata anche dalla Corte di Cassazione, con sentenza in data 23 Febbraio 2010, che ha dunque, almeno legalmente, tagliato la testa al toro e definito una questione che stava consumando giuristi, avvocati, specialisti e giudici. Questo, almeno secondo la Cassazione, sarebbe dovuto al fatto che le imposte e i tributi locali avrebbero il carattere periodico, e dunque, ex art 2948 del nostro Codice Civile, sono soggette a prescrizione breve di 5 anni, ovvero all’applicazione del quarto comma dello stesso articolo.
    Secondo la Cassazione infatti i tributi locali come la tassa sui rifiuti, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico, la tassa sulla concessione del passo carrabile, i contributi vari, sono caratterizzati da una causa debendi che è suscettibile di essere adempiuta esclusivamente a tempo decorso, essendo preminente dunque all’interno del rapporto, appunto, la periodicità dello stesso. La sentenza, per chi fosse interessato al dettaglio e alla minuzia, è la 4283 del 23 Febbraio 2010.

    Le notifiche: quello che c’è da sapere

    Prima della cartella esattoriale, al contribuente deve essere sempre e comunque notificato un avviso di accertamento, che deve essere motivato. Questo vale per tutti i tributi locali, fatta eccezione per la TARSU, dato che in mancanza della necessità di fare una denuncia annuale, non è prevista la notifica in questione.

    La notifica e la decadenza

    Ex legge 296 del 27 Dicembre del 2006, a partire dal Primo Gennaio 2007 gli avvisi, a pena di decadenza, devono essere necessariamente notificati entro il 31 dicembre del quinto anno. Il quinto anno si calcola a decorrere o dall’anno in cui la dichiarazione è stata effettuata oppure dal termine in cui il versamento era dovuto. Gli stessi termini valgono per chi voglia contestare sanzioni amministrative di carattere tributario.
    Per i tributi invece che sono precedenti al 1^ Gennaio 2007, i termini perentori per la decadenza sono:
    • il terzo anno nel caso in cui il Comune si trovi a dover notificare denuncia infedele o incompleta
    • quando la denuncia invece è completamente omessa, il termine diventa di quattro anni.

    L’iscrizione a ruolo

    Una volta inviato l’avviso di accertamento, l’Ente che deve riscuotere il tributo può iscrivere il credito a ruolo. I termini per l’iscrizione sono, stando quanto riportato dalla Legge 27/12/2007 n. 296, è entro l’anno successivo al quale il tributo è dovuto. In caso contrario la decadenza può essere eccepita in ogni caso.

    Successivamente invece all’avviso di accertamento e dopo l’iscrizione a ruolo del credito, l’Agenzia della riscossione deve necessariamente notificare la cartella esattoriale. Questo deve avvenire, secondo quanto riportato in Finanziaria 2007, entro il terzo anno successivo all’anno in cui l’accertamento è diventato definitivo (La legge recita "Per la riscossione coattiva dei tributi locali il relativo titolo esecutivo (cartella o ingiunzione) deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento e’ divenuto definitivo").

    Nel caso in cui invece l’atto di accertamento sia inesistente, il termine va a coincidere con il terzo anno dalla denuncia, oppure con il terzo anno successivo a quello in cui l’imposta era dovuta.

    Il Comune o la Regione non hanno notificato in tempo: cosa posso fare adesso?

    Nel caso in cui i termini sopra riportati non venissero rispettati dal Comune, dalla Regione o comunque dall’Ente Locale al quale il tributo o l’imposta sono dovuti, si può contestare la cartella. Lo si fa eccependo l’intervenuta decadenza dal potere di poter procedere con riscossione coattiva tramite iscrizione a ruolo del credito. Nel caso in cui invece i termini riguardino la prescrizione, il credito può considerarsi completamente estinto, ovvero come se non fosse mai esistito.

    Secondo un’altra tesi comunque, che è più favorevole al creditore (in questo caso l’Ente Pubblico), quando i termini non vengono rispettati e si profila dunque la decadenza, per gli Enti locali è comunque possibile procedere alla riscossione del dovuto tramite ricorso a decreto ingiuntivo o una citazione per accertamento e condanna del debitore.

    La contestazione della cartella avviene tramite ricorso all’Autorità giudiziaria competente per le questioni, ricorrendo alle procedure ordinarie.

    Il sollecito e l’intimazione

    Il sollecito, spedito da Equitalia a mezzo posta ordinaria, deve essere considerato una sorta di promemoria, che opera esclusivamente nel caso in cui il debito sia inferiore ai 10.000 euro.

    L’avviso di intimazioneè inviato a partire da un anno dopo dal ricevimento della notifica della cartella, nel caso in cui ovviamente il debito non fosse ancora estinto. Una volta che viene notificato il debito infatti, Equitalia ha 5 giorni per riscuotere il debito, passati i quali può procedere al pignoramento dei beni.

    Il preavviso di fermo invece è un atto che viene inviato al contribuente prima che si proceda all’iscrizione vera e propria. Il preavviso è di 20 giorni, entro i quali il contribuente deve necessariamente mettersi in regola o subire le conseguenze del fermo amministrativo del veicolo.
    Per quanto riguarda invece le ipoteche:
    • prima di iscrivere ipoteca l’Agenzia di riscossione deve comunicare al contribuente che entro 30 giorni si procederà all’iscrizione della stessa
    • nel caso in cui il debito sia fino a 2000 euro, bisogna inviare tramite posta ordinaria due solleciti di pagamento, con il secondo che sia almeno a 6 mesi di distanza dal primo
    In seguito al mancato pagamento delle somme, nonostante i solleciti sopra descritti, l’Agenzia di riscossione può procedere all’esecuzione forzata e al recupero coattivo.

    Per saperne di più: cosa dicono le norme

    Chi vuole saperne di più, può informarsi leggendo:
    • Codice Civile: art. 2948 sulla prescrizione quinquennale per i pagamenti periodici
    • L. 296 del 27/12/2006 Articolo 1, co. 161, che riguarda le modalità e i termini di notifica
    • L. 296 del 27/12/2006 Articolo 72, stesso testo, che riguarda invece la riscossione

    Fondo Bancoposta Azionario Internazionale: conviene?

    Poste Italiane negli ultimi anni ha subito una profonda modificazione: dopo essere stata per decenni la cassa degli italiani, ha cominciato ad offrire a piccoli e medi risparmiatori anche strumenti finanziari piuttosto avanzati, di quelli che tendenzialmente vengono proposti nelle banche commerciali e di investimento. Il prodotto di cui ci occuperemo oggi è il Fondo BancoPosta Azionario Internazionale, un prodotto finanziario made in Poste che offre rendimenti sicuramente interessanti, ai quali ovviamente fanno da contraltare alcuni rischi da tenere sicuramente in considerazione prima di pensare di poter investire in un prodotto del genere. Cerchiamo di capire in dettaglio quali sono i pro e i contro del BancoPosta Fondo Azionario Internazionale, un prodotto finanziario che è, come si potrà comprendere dal nome, è reato agli andamenti dei mercati azionari di (quasi) tutto il mondo.

    Il dettaglio dell’investimento

    Quando parliamo di investimenti la prima cosa che dobbiamo chiederci, soprattutto nel caso in cui si tratti di fondi, è l’obiettivo del pacchetto. Fondo BancoPosta Azionario Internazionale ha come obiettivo l’accrescimento del capitale conferito, ricorrendo ad un portafoglio diversificato su diverse piazze internazionali. Per quanto riguarda i rischi che fanno da contraltare al potenziale guadagno, questi si possono quantificare su un indicatore sintetico che va da 1 (nel caso di rischio minimo, si tratta di un valore che viene in genere raggiunto e ottenuto soltanto da taluni titoli di stato), a 7 (che invece indica il rischio più elevato, al quale ovviamente è associato anche un potenziale guadagno più elevato).
    Per quanto riguarda il Fondo di BancoPosta diversificato sui mercati azionari, questo ottiene un punteggio 5 e può essere dunque ritenuto, senza paura di essere smentiti, un prodotto finanziario a rischio medio-alto.
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    Cosa c’è nel portafoglio del Fondo?

    Nel portafoglio del Fondo BancoPosta Azionario Internazionale ci sono prodotti decisamente diversificati. Gli investimenti sono infatti costituiti da partecipazioni in:
    • industria di base
    • settore farmaceutico
    • settore servizi
    • settore energetico
    • settore dei consumi durevoli
    • settori di pubblica utilità
    • industria di base e industria pesante
    • settore tecnologico
    Si tratta dunque di un portafoglio piuttosto diversificato, al quale va aggiunta anche la varietà del titolo utilizzato per gli investimenti: il fondo infatti investe sia in dollari americani, che in euro che, in misura minore, sterline britanniche.

    I mercati principali di riferimento sono il NYSE, le principali borse valori europee e anche il Nikkei di Tokyo. Piazze che sono tendenzialmente caratterizzate, almeno rispetto a quelle dei paesi emergenti, da una volatilità più contenuta, il che rende il Fondo BancoPosta sicuramente meno rischioso dei Fondi che invece, promettendo in realtà anche rendimenti potenziali più alti, vanno ad investire sui titoli dei paesi emergenti, su tutte Cina e Brasile.
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    Conviene il Fondo Bancoposta Azionario Internazionale?
    Fonte foto: Il Fatto Quotidiano

    A chi è adatto il Fondo?

    Sicuramente non all’investitore che ha un profilo poco propenso al rischio: per questa categoria di investitori suggeriamo di leggere l'e-book Affari Miei - Come Gestire i Risparmi scritto dall'autore del blog. Per quanto solide possano essere le piazze occidentali, i fondi che sono legati all’andamento delle piazze di borsa sono comunque sempre caratterizzati da una volatilità che non è adatta al risparmiatore “tranquillo”, che dovrebbe orientarsi sicuramente verso prodotti più adatti alla sua propensione al rischio.

    Un valore di 5 nella scala da 1 a 7 che indica il rischio di un investimento segnala un profilo che è adatto ad investitori giovani, che possono accantonare una somma sulla quale non fare affidamento per un periodo medio-lungo e che dunque possono godere delle massime aspettative dai mercati borsistici. SI tratta infatti di investimenti che sicuramente danno il meglio sul medio-lungo periodo e che dunque non sono, allo stesso tempo, adatti all’investitore “lampo”. Il foglio informativo obbligatorio va comunque letto fino a fondo prima di avventurarsi in qualunque tipo di investimento e a maggior ragione quando siamo davanti a prodotti finanziari come Fondo BancoPosta Azionario Internazionale, ovvero quelli che hanno un profilo di rischio medio-alto e portafogli comunque variegati.

    Quanto costa aderire?

    Non ci sono costi previsti per la sottoscrizione o per il rimborso delle share del fondo. Non ci sono altresì commissioni legate al rendimento del fondo stesso. C’è però una commissione su base annua dell’1,74% sul capitale investito. Si tratta di commissioni in linea con quanto offerto dal mercato, che devono comunque essere necessariamente tenute in considerazione prima dell’investimento. Si tratta di percentuali infatti che variano sul capitale investito e che possono, nei periodi di magra, facilmente annullare quanto avremmo invece incassato.

    Se volete correre meno rischi, comunque, vi consigliamo di valutare altre soluzioni come, per esempio, i conti correnti e conti deposito in promozione che il blog segue con aggiornamenti quotidiani. Prodotti come questo, infatti, nonostante la sicurezza garantita dal brand "Poste", non sono adatti a tutte le tipologie di risparmiatori.
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